LAZIO

Non solo assistenza

Uno stanziamento per le donne vittime di violenze

Uno stanziamento in favore delle donne vittime di violenza e maltrattamenti di 340mila euro: è stato stabilito di recente dalla Giunta regionale del Lazio. I fondi sono destinati ai centri antiviolenza e alle case rifugio per donne e, in particolare, l’erogazione è di 35.500 euro per ogni centro di vecchia istituzione e di 20.500 euro per ciascuna nuova istituzione. I fondi poi saranno così ripartiti a livello provinciale: a Roma 177.500 euro; a Rieti 35.500 euro; a Frosinone 35.500 euro; a Latina, 71.000 euro; a Viterbo, 20.500 euro. In sede di esame della finanziaria regionale 2007 c’è espressamente anche la richiesta relativa ad 1 milione di euro proprio da destinare ai centri antiviolenza. Le iniziative si inseriscono nel quadro di quanto stabilito dalla legge regionale 64/1993, che detta norme per l’istituzione di centri antiviolenza o case rifugio per donne maltrattate nella Regione Lazio.Altre esigenze. “Il problema del reperimento dei fondi è una questione rilevante, ma ci sono tante altre esigenze per le quali la Regione potrebbe fornire il suo contributo determinante”. Questo il convincimento di Emma Cavallaro, presidente dell’Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane (Acisjf protezione della giovane), commentando lo stanziamento di 340mila euro per i centri antiviolenza. Proprio in relazione ai possibili interventi della Regione, la presidente ha continuato: “Si potrebbe, per esempio, istituire un tavolo tra le varie parti che operano nel settore in cui confrontarsi, per giungere alle migliori soluzioni. Oppure realizzare corsi preparatori per personale che possa poi operare nel settore: gli psicologi che aiutano le nostre ragazze hanno bisogno di una preparazione particolare. Non è poi solo difficile trovare personale adeguato, ma anche persone disponibili ad operare in questo campo. A risolvere questo problema la Regione potrebbe dare il suo fattivo contributo”.Non solo: “Sarebbe anche di grande utilità un aiuto per risolvere quelli che vengono considerati problemi di minore entità per la gestione delle strutture dove ospitiamo le ragazze: adeguamento dei centri alle normative di legge che cambiano continuamente”. Cavallaro, analizzando le possibili strade da percorrere per risolvere il dramma dei maltrattamenti e degli abusi di cui sono vittime le donne, ha sottolineato: “Si tratta di un problema che non riguarda particolari fasce economiche, ma che soprattutto negli ultimi anni ha visto un abbassamento dell’età delle vittime. Adesso si rivolgono a noi giovani dai 12 anni in su. Questo non significa purtroppo che le donne in età avanzata non subiscano più violenze, ma che questo fenomeno è in forte crescita”. Secondo la presidente dell’Acisjf, “si tratta di un problema anzitutto culturale, che riguarda il rispetto delle persone e la loro inviolabilità più sacra. Pertanto è necessario far sì che le donne abbiano maggiore consapevolezza del loro essere persone degne di rispetto”.Barriere culturali. Una corretta informazione sul fenomeno volta a cambiare i pregiudizi di cui è vittima la donna che subisce maltrattamenti o violenze è alla base del cambiamento secondo Fiorenza Deriu Bagnato, presidente Cif (Centro italiano femminile) di Roma. “I fondi servono ed è bene che la Regione provveda ad erogarne, ma – ha detto la presidente Cif – ci deve essere pure un monitoraggio e un controllo affinché l’uso che ne viene fatto rispecchi la mission a cui sono destinati”. È comunque fondamentale, per Deriu Bagnato, che siano anche stanziati “fondi per la diffusione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica: vi è infatti un problema di comunicazione dei problemi che riguardano le donne che hanno subito maltrattamenti. Si tratta di un problema derivante da una tradizione culturale che riduce la donna a essere una doppia vittima: vittima di una violenza e poi vittima del pregiudizio di chi la colpevolizza. È bene che si faccia una forte azione culturale di conoscenza del fenomeno”.Pertanto, secondo la presidente Cif, “è necessario che le informazioni e i dati statistici, che allo stato sono assolutamente insufficienti, vengano maggiormente analizzati e approfonditi anche a livello territoriale. I dati infatti sono decisamente utili per poi fare prevenzione e programmare interventi adeguati, creando strumenti idonei a evitare, per esempio, che chi è vittima in famiglia di violenza, crescendo diventi a sua volta artefice di atti di violenza nella nuova famiglia che ha creato”. Per Deriu Bagnato, servirebbero anche “politiche sociali serie che vadano ad agire sui contesti ambientali dove si perpetrano violenze”. “Dobbiamo abbattere quelle barriere culturali che permettono il reiterarsi di questo fenomeno – ha concluso – e superare quella logica che porta ritenere che la donna è sempre colpevole: se cominciassimo a guardare con occhi diversi a questo fenomeno avremmo già fatto un passo in avanti verso la sua soluzione”.a cura di Alessia Meloni(01 dicembre 2006)