INGHILTERRA
Lo Stato non può diventare il tutore morale dei cittadini
Uno scontro tra la Chiesa cattolica e il governo britannico sembra quasi inevitabile se lo Stato continua a farsi portatore di valori morali. Lo ha detto recentemente a chiare note, durante una predica nella cattedrale di St. Chad a Birmingham, l’arcivescovo VINCENT NICHOLS , che ha voluto chiarire che “i politici non hanno né il mandato né la competenza di stabilire principi guida in tema di moralità”. L’arcivescovo di Birmingham si riferiva a un potenziale scontro tra agenzie per l’adozione, centri di accoglienza e scuole della Chiesa Cattolica che potrebbero smettere di collaborare con il Governo se venissero da questo obbligate a considerare le coppie gay alla stessa stregua di quelle eterosessuali. Si tratta secondo Nichols di un esempio di interferenza dello Stato nella vita morale dei cittadini, laddove il ruolo principale del Governo dovrebbe essere di garantire una struttura di leggi entro le quali i cittadini possono perseguire i loro obiettivi. Per i cattolici e per le altre Chiese cristiane, che su temi come aborto, diritti degli omosessuali e ricerca sulle cellule staminali, si trovano in disaccordo con lo Stato britannico, si tratta di una situazione molto delicata e ricca di potenziali conflitti. LE QUOTE IMPOSTE. Un esempio di come lo Stato laico rischia di violare la libertà di professare la propria religione se si fa portatore di valori propri, è stato il tentativo del Governo di imporre agli istituti cattolici una quota di scolari non cristiani. La misura puntava ad aiutare le scuole musulmane che fanno fatica a reclutare alunni di religioni diverse ma finiva per penalizzare le scuole cattoliche, spesso collegate a una parrocchia, che devono dare la precedenza ai figli delle famiglie che frequentano la Chiesa e la sostengono ogni giorno. PREOCCUPAZIONI CONDIVISE. Le stesse preoccupazioni di Nichols sono state espresse anche dal primate anglicano l’arcivescovo Rowan Williams. Intervenendo nel dibattito sulla dipendente della “British Airways” alla quale è stato impedito di indossare una croce, Williams ha chiarito che lo Stato non può imporre ai cittadini propri valori ma deve conciliare sistemi di valori diversi. Il tema è stato anche oggetto di una lezione che Williams ha tenuto durante la sua recente visita a Roma alla Pontificia Accademia di Scienze Sociali. Usando parole simili a quelle di mons. Nichols, il primate anglicano ha spiegato che “vi è il rischio che i politici, in nome del secolarismo, si facciano tutori morali dei cittadini”, mentre “un dibattito sullo stato dell’embrione in rapporto alla ricerca genetica o sulla legislazione dell’eutanasia o sulle leggi a favore del matrimonio coinvolge valori che non si limitano a una valutazione pragmatica dei benefici degli individui o dei gruppi”. ASSOCIAZIONI CRISTIANE E CAMPUS. Lo dimostra anche la recente controversia sulle associazioni cristiane presenti nei campus universitari di Exeter, Birmingham e Edimburgo e Londra che sono state bandite dai sindacati degli studenti responsabili della vita dei campus, perché non ammettono nei loro comitati direttivi persone che non condividono i valori cristiani. In una lettera firmata dal vescovo cattolico di Portsmouth Crispian Hollis, presidente della Conferenza dei cappellani universitari cattolici, e dai vescovi anglicani Michael Nazir-Ali di Rochester e dall’ex arcivescovo di Canterbury Lord Carey di Clifton, i leader cristiani esprimono la preoccupazione che “gli studenti cristiani in molte delle nostre università si trovino a fare i conti con considerevoli opposizioni e discriminazioni che violano i loro diritti di libertà di espressione e associazione”. “Certo i sindacati degli studenti hanno la responsabilità di assicurare che le società ufficiali vengano gestite in modo legale e appropriato”, si legge nella lettera, “ma questo non dà loro il diritto di restringere o cambiare i valori essenziali di tali società o di imporre loro leader che non ne condividono i valori essenziali. Le associazioni cristiane – si legge ancora nella lettera – invitano chi non condivide la fede cristiana ai loro incontri ma sarebbe inappropriato per chiunque non condivida obiettivi e valori di tali associazioni diventare membro dei comitati esecutivi. Imponendo alle associazioni cristiane dirigenti non cristiani ancora una volta lo stato laico interferisce con la libertà di ogni cittadino di praticare la propria religione”.