IRLANDA

Con inquietudine

I vescovi di fronte a leggi che non tutelano la vita, la famiglia e i minori

L’età del consenso ai rapporti sessuali per gli adolescenti, la violenza nella società, il diaconato permanente, la ricerca biomedica e la riproduzione umana, il traffico delle donne: questi i temi al centro dell’assemblea generale della Conferenza episcopale irlandese che si è svolta nei giorni scorsi a Maynooth. “I bambini devono essere protetti non solo dagli adulti irresponsabili ma anche da se stessi, fino a che non raggiungano l’età della maturità, oggi fissata a 18 anni” affermano i vescovi, con riferimento alla proposta di abbassare l’età del consenso legale ai rapporti sessuali a 16 anni. Ma è anche “la diffusa cultura della violenza” che “sta lacerando il tessuto sociale” a preoccupare i presuli, così come i recenti orientamenti pubblici in materia di embrioni e riproduzione umana. Presentiamo alcuni spunti del documento. PROTEGGERE I MINORI. Pur esprimendo soddisfazione per il Joint Oireachats Committee on child protection report (rapporto del Comitato parlamentare congiunto sulla protezione dei bambini) dello scorso 30 novembre, i vescovi, ampliando l’orizzonte, sottolineano che “l’aumento dell’attività sessuale dei teenager ” avrebbe delle conseguenze “in termini di pericolo non solo per la loro salute psico-fisica, ma anche, in particolare, per il loro benessere morale”. In tale prospettiva i presuli “guardano con inquietudine all’abbassamento dell’età del consenso legale a 16 anni, giacché questo manda un segnale sbagliato ad una generazione che, sotto l’influenza delle riviste patinate, della pressione del gruppo dei pari, dell’assunzione di alcolici, potrebbe percepire l’attività sessuale come qualcosa di banale”, mentre, prosegue la nota, “il sesso non è affatto banale per i cristiani”; “è un qualcosa di sacro ed è riservato al contesto d’amore e di cura del matrimonio per tutta la vita, che nelle tradizioni cattoliche e ortodosse è un sacramento”. “Una società matura deve respingere tutto ciò che potrebbe minare l’integrità fisica e morale dei ragazzi”, e anche “i genitori, spesso disorientati sull’atteggiamento da assumere nei confronti dei figli, meritano il sostegno dello Stato e l’aiuto della Chiesa nel difficile compito di educare i propri bambini in un’epoca dominata dall’indifferenza morale”. UNA RIVOLUZIONE MORALE. Continuiamo a “godere di un’eccellente qualità di vita” e “prosegue lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese”, osservano ancora i vescovi, tuttavia “desta sempre maggiore preoccupazione la violenza che nelle nostre strade è ormai una routine”. Omicidi, stupri, abusi di ogni genere: “il nostro tessuto sociale viene lacerato da una cultura della violenza che semina morti assassinati per la strada o nelle loro stesse case”. Per i vescovi non saranno le parole o le dichiarazioni a fermare questa ondata, ma occorrono “impegno e conversione”. In altre parole “dobbiamo liberare ogni persona, ogni famiglia, ogni comunità – affermano – dal male e dal timore della violenza, ma ciò non può avvenire solo con le politiche o con i programmi: occorre cambiare i cuori”. Urgente “una rivoluzione morale che sostituisca la cultura della violenza con una rinnovata etica della giustizia, della responsabilità e della solidarietà”; un ambito in cui “gli insegnamenti della Chiesa appaiono “imperativi per il bene comune”. RISPETTO PER LA VITA. “Per i cattolici esistono dei principi non negoziabili: il rispetto del diritto alla vita, il rispetto per la famiglia, il rispetto per il significato e l’obiettivo della sessualità umana” rammentano ancora i vescovi. “La Chiesa cattolica – si legge nel documento – rifiuta come totalmente inaccettabile” la recente raccomandazione della Commissione sulla riproduzione umana assistita (Cahr), secondo cui l’embrione prodotto in vitro “non meriterebbe protezione giuridica fino all’impianto nel corpo umano”. “Quando le fecondazione è completa – chiariscono i presuli – l’organismo è divenuto un essere umano; non può essere nient’altro… possiede un’identità genetica unica, principio di vita che presiede allo sviluppo della persona lungo tutto il corso della sua esistenza”. Pur riconoscendo i meriti della ricerca biomedica, “elemento essenziale per la salute e per salvare tante vite umane”, i vescovi affermano che “il diritto a condurre tale ricerca non è un diritto assoluto”. “Al di là di quanto possa decidere il diritto positivo, gli embrioni umani hanno dei diritti naturali che non possono essere ignorati”, pertanto “la bontà della ricerca è viziata allorché ne richieda, come precondizione necessaria, la distruzione”. Di qui l’auspicio di “una legislazione in grado di controllare la ricerca e le tecnologie per la riproduzione umana”; delle norme che consentissero “l’erosione di questi diritti fondamentali – concludono i vescovi – contribuirebbero ad un serio declino dei livelli di giustizia ed equità in ogni aspetto della nostra società civile”.