“Abbiamo dimostrato che nella società si possono realizzare dei cambiamenti senza lo spargimento del sangue e grazie alla preghiera siamo riusciti a reprimere l’odio e trasformarlo nel solidale lavoro per il bene comune. Abbiamo dimostrato che le sofferenze degli uni possono risvegliare l’aiuto e la carità degli altri”: lo ha scritto il primate di Polonia, card. JÓZEF GLEMP , nella lettera ai sacerdoti e fedeli pubblicata, il 13 dicembre, in occasione del 25° anniversario dell’introduzione nel Paese delle legge marziale da parte della autorità comuniste. Sempre il 13 dicembre, il card. Glemp ha celebrato una solenne liturgia nel santuario mariano di Jasna Góra a Cz?stochowa. “La giornata odierna – ha affermato il porporato – è soprattutto un ringraziamento al Signore” per la riavuta libertà. Oggi, ha aggiunto, “davanti a noi abbiamo un grande compito di mantenere questa libertà, di non farne una caricatura. La libertà è il dono del Signore grazie al quale l’uomo può svilupparsi senza limitare le libertà e i diritti degli altri, per vivere nella verità e giustizia, per il futuro della famiglia e della società tutta”. Anche se il 6 dicembre il Papa ha accettato la rinuncia del card. Glemp al governo pastorale dell’arcidiocesi di Varsavia, il porporato, 77 anni il 18 dicembre, manterrà il titolo di primate di Polonia fino all’ottantesimo anno di età. Come nuovo arcivescovo di Varsavia, invece, Benedetto XVI ha nominato mons. Stanislaw Wojciech Wielgus, finora vescovo di Plock. Anche il segretario generale della Conferenza episcopale polacca mons. PIOTR LIBERA , valutando “in modo negativo dal punto di vista morale” l’introduzione della legge marziale in Polonia, ha rilevato che tale decisione è stato “un attentato contro l’ordine sociale e le fondamenta della democrazia”, e “un atto di violenza imposto alla società polacca da un gruppo ristretto di elite comunista al potere”. Mons. Libera ha inoltre ricordato che “non ci possono essere dubbi che la Chiesa di allora si era dichiarata dalla parte della società polacca che combatteva per i diritti fondamentali. Negli anni bui della legge marziale in vigore la Chiesa era la voce di quelli che erano stati privati della parola”. L’arcivescovo di Pozna?, mons. STANIS?AW G?DECKI, a proposito del ruolo della Chiesa in Polonia negli anni ’80 ha ribadito che “durante il periodo della legge marziale in vigore in Polonia al di fuori della Chiesa non vi erano spazi dove la gente poteva trovare un minimo di libertà”. Anche l’arcivescovo metropolita di Gniezno, mons. HENRYK MUSZY?SKI , il vescovo emerito di ?owicz, mons. ALOJZY ORSZULIK, il vescovo della diocesi di Koszalin-Ko?obrzeg, mons. KAZIMIERZ NYCZ, e l’arcivescovo di Wroc?aw, mons. MARIAN GO??BIEWSKI, hanno sottolineato come l’introduzione della legge marziale in Polonia non abbia avuto giustificazioni.