LIGURIA

Una scelta arrogante

La pillola abortiva Ru486

Torna alla ribalta, in Liguria, la pillola abortiva RU486. In data 13 ottobre il Comitato etico dell’ospedale “San Paolo” di Savona ha fornito parere positivo in merito alla questione di “Interruzione volontaria della gravidanza mediante mifepristone (Ru486) e misoprostolo”. Il parere era stato richiesto direttamente dalla Regione Liguria, con nota protocollo n. 1449/05. Risale invece al 6 dicembre 2005 un ordine del giorno nel quale si invitava la Giunta “ad emanare una corretta informazione sull’applicazione della legge 194 e sulle modalità di accesso al farmaco Ru486 senza necessità di attivare procedure sperimentali”.Il 28 novembre 2006, invece, l’assessore alla Salute Claudio Montaldo, rispondendo a un’interrogazione sull’utilizzo della pillola abortiva Ru486 nelle strutture sanitarie liguri, aveva affermato che, “dopo il via libera del Consiglio regionale, la Giunta ha dato l’indicazione di partire nell’utilizzo della pillola da quelle aziende sanitarie che avevano chiesto di sperimentarla. In primis l’Asl2 savonese”. “L’Azienda – ha continuato l’assessore – ha chiesto il parere obbligatorio al comitato etico che a maggioranza si è espresso favorevolmente e ha indicato le modalità per dare attuazione alla distribuzione”.Non è una cosa. “La pillola abortiva Ru486 sarà purtroppo impiegata all’ospedale S.Paolo di Savona, dopo undici mesi di trattative tra il Comitato etico e il reparto di ginecologia, nonostante le riserve contrarie del presidente e di alcuni componenti dello stesso Comitato etico”. È il commento di Raimondo Lecis, presidente ligure dell’Associazione medici cattolici italiani, che aggiunge: “L’interruzione volontaria della gravidanza si presenta sempre più alla nostra attenzione con il suo peso e la sua gravità sociale. Tutti noi siamo interpellati a fare ogni sforzo affinché la donna possa essere aiutata e sostenuta ad accogliere la vita perché la sacralità della vita umana è un principio basilare e insindacabile. È il fondamento di ogni vero umanesimo”.Per il presidente ligure dell’Amci, “il riconoscimento del concepito come soggetto antropologicamente, e dunque anche socialmente e giuridicamente, s’impone alla nostra ragione con il rifiuto della sua cosificazione, quale oggetto di pretese produttive, manipolative o soppressive”. A giudizio di Lecis, “la dignità dell’atto procreativo merita perciò una riflessione adeguata in relazione alla profondità del mistero che circonda il fatto che all’improvviso compare qualcuno; l’embrione, sin dal concepimento, è un individuo umano con il suo genoma che lo determina nella sua identità biologica specifica e individuale e il suo processo vitale è unico in tutte le sue fasi”. I doveri del medico. Anche Marco Lovisetti, presidente della sezione savonese dell’Amci, ha preso posizione nel dibattito: “Per i medici cattolici rispetto, difesa e promozione della vita umana, dal concepimento fino alla morte, sono scelte prioritarie e indiscutibili”. In una nota, diffusa in seguito al parere favorevole del Comitato etico dell’Asl2 sull’uso della pillola abortiva presso l’ospedale San Paolo di Savona, lo stesso Lovisetti aveva affermato: “Esprimiamo ferma contrarietà all’utilizzo della pillola abortiva, ritenendo che, pur nella tutela e nelle garanzie dovute alla persona madre, nessuno può arrogarsi il diritto di impedire, con atto volontario, a chi è concepito di nascere”. “Già recentemente – continuava la nota – all’interno della discussione apertasi sull’eutanasia, si era fatto riferimento agli obblighi secondo i quali ogni medico, da qualunque visuale osservi, nel rispetto del giuramento di Ippocrate, deve impegnarsi a non commettere atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente”.Informazione carente. Contraria all’introduzione della pillola Ru486 è anche Mariella Lombardi Ricci, presidente del Comitato etico dell’ospedale San Paolo di Savona che ha formalizzato la propria contrarietà nel verbale consultabile sul sito www.asl2.liguria.it. Nel parere in questione, Lombardi Ricci ha portato argomentazioni sulla base di “osservazioni di tipo tecnico e scientifico e prescindendo da una valutazione morale sull’aborto”. Nella sua relazione ha voluto rilevare un punto importante ossia “tenere presente che l’Ivg farmacologica impone alla donna la scelta in tempi più rapidi rispetto alla metodica chirurgica (entro il 49° contro il 90° giorno dell’Ivg chirurgica), scelta che potrebbe dimostrarsi, successivamente affrettata”. Per questo ha sottolineato che “una particolare importanza riveste il compito istituzionale della rete consultoriale”.”La decisione abortiva della donna – ha aggiunto – normata dalla legge 194/78, deve arrivare alla scelta tra la metodica chirurgica e quella farmacologica guidata da criteri oggettivi rispetto a sicurezza, efficacia, tollerabilità, di cui la donna deve essere debitamente informata. Nel protocollo (esaminato dal Comitato etico, ndr ), tale informazione, confrontata alle evidenze scientifiche più recenti, in certi punti risulta carente, influendo quindi in modo negativo sulla qualità del consenso informato”.a cura di Adriano Torti(20 dicembre 2006)