Italia: “né accanimento né eutanasia”

“Le cure normali e palliative sono l’alternativa ad eutanasia e accanimento terapeutico”, perché “si pongono realmente al servizio del malato e delle famiglie”. Lo ha detto Maria Luisa Di Pietro, presidente dell’associazione “Scienza & Vita”, tracciando a Roma un bilancio della campagna nazionale “Né accanimento, né eutanasia” promossa nei giorni scorsi dalla stessa associazione con l’obiettivo di “argomentare le ragioni del rifiuto sia dell’eutanasia, sia dell’accanimento terapeutico e promuovere l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” e “interrogarsi sulle finalità dei testamenti di vita, evidenziandone limiti e rischi”. “Non si combatte la sofferenza eliminando il sofferente, ma accompagnandolo adeguatamente”, ha affermato la docente di bioetica, secondo la quale “l’esigenza di eutanasia nasce prima dalla società e poi arriva nella bocca del malato”. Le cure palliative, ha aggiunto Marco Maltoni, direttore dell’unità di cure palliative dell’Unità sanitaria locale di Forlì, “rispondono alla preoccupazione di alleviare il dolore, ma anche di essere aiuto in tutti gli aspetti psicologici, sociali ed esistenziali del paziente e della famiglie. Chi confonde terapia del dolore e cure palliative per i malati terminali con approcci eutanasici – ha puntualizzato l’esperto – manipola i termini della questione allo scopo di far credere che oggi si pratichi già in modo nascosto la cosiddetta dolce morte”.