RASSEGNA DELLE IDEE
L’ultimo numero del mensile tedesco “Herder Korrespondenz”
La Germania orientale appartiene alle regioni più atee del mondo. Gli istituti locali di teologia cattolica cercano di affrontare tale situazione concentrandosi sui temi fondamentali della teologia, come afferma EBERHARD TIEFENSEE nel mensile “Herder Korrespondenz” di novembre. La nota è qui riassunta da Irene Vogt. “Uno studente di Lipsia, che doveva fare la dichiarazione di residenza a Zurigo, rispondendo con un semplice ‘nessuna’ alla domanda riguardante la sua confessione religiosa suscitò grande stupore. Fu per lui stesso una sorpresa”. L’aneddoto, descritto dalla sociologa delle religioni MONIKA WOHLRAB-SAHR , viene ripreso da EBERHARD TIEFENSEE , professore di filosofia all’università di Erfurt, all’inizio della sua analisi sulla teologia nell’Est della Germania. In questa frase si manifesta per lui la sfida che la teologia cattolica deve fronteggiare nei ‘nuovi Länder’ : “cominciare anzitutto un dialogo su Dio in un ambiente dove la maggior parte della gente ha dimenticato che ha dimenticato Dio. Al cambiamento politico del 1989 doveva seguire un cambiamento sul piano religioso – un processo che è tuttora in corso.” Poiché sembra non esistere fuori della Chiesa una religiosità degna di nota (i tedeschi orientali non si interessano nemmeno del Dalai Lama), “la distinzione tra religiosità, cristianità e ecclesialità, necessaria in altri contesti, sembra obsoleta.” Perciò si ritorna ad una prospettiva sociologica della chiesa, nonostante questo sia quasi un peccato mortale dopo la scoperta della invisible religion di THOMAS LUCKMANN . “In questo contesto la parte orientale della Germania appare tuttavia come ‘eccezione’, non solo per l’alta quota di coloro che si professano atei (25 %, cfr. World Values Survey 1995-1997); anche la grande parte di ‘indecisi’, ‘indifferenti’, ‘non praticanti’, ecc., attira l’attenzione internazionale.” UN COMPITO UNICO E STRAORDINARIO. Per decenni gli studiosi si erano concentrati su temi in contrasto alla dottrina statale marxista-leninista e questo non solo nella chiesa evangelica, ma anche nel “Philosophisch-Theologische Studium Erfurt”, seminario fondato nel 1952 e unico istituto superiore di teologia cattolica nella Repubblica democratica tedesca. D’altra parte però le facoltà teologiche tedesche dell’Est avevano potuto mantenere sempre contatti intensi con il mondo occidentale e, grazie a questo fatto, dopo il 1989 sono riuscite a raggiungere lo standard dell’Europa occidentale molto più velocemente di istituzioni corrispondenti in altri stati dell’Est europeo . Considerando sia la storia della Chiesa sia la situazione attuale in tutto il mondo, “il compito di evangelizzazione nella Germania dell’Est è unico e straordinario: mai la buona novella è stata portata ad una popolazione senza religione alcuna. Soprattutto nella chiesa protestante (probabilmente per il suo passato di chiesa popolare) si riscontra a livello universitario un impegno decisamente missionario”. Tiefensee descrive poi le tre facoltà di teologia cattolica: la grande facoltà di Erfurt e le due più piccole di Dresda e di Halle. TRE ASPETTI PRIORITARI Si possono mettere in rilievo tre aspetti del discorso teologico nella regione orientale della Germania. La richiesta di “una teologia concreta che si metta a confronto con le scienze umanistiche, culturali e sociali”. Ad Erfurt da questa richiesta è nato “l’ Interdisziplinäres Forum Religion , piattaforma di scambio tra docenti e dottorandi di discipline diverse che “hanno in qualche modo a che fare con il tema ‘religione'”. “La concentrazione su temi centrali della teologia”. Nel passato (ai tempi del socialismo nazionale e del socialismo ‘reale’), i dibattiti erano influenzati da una mentalità da “cittadella fortificata”. Ora questa impenetrabilità a causa della mobilità fisica dei membri si sta disfacendo; ciò comporta una focalizzazione sulle domande di religione, spiritualità e cristianità in generale. “Non basta sapere il latino per far imparare a Charles questa lingua; uno dovrebbe innanzi tutto conoscere Charles” (Chesterton). Così si vuole mettere in rilievo che lo studio teologico deve essere impostato per un determinato contesto culturale e sociale. Si sta concretizzando un progetto di ricerca culturale, “un cultural turn della teologia”. La re-interpretazione della diaspora. A lungo la Chiesa nella diaspora sembrava essere un “posto avanzato” della Chiesa della patria d’origine dalla quale essa era anche dipendente. Ora però “domina un’atmosfera costruttivamente critica: obiettivo della missione – afferma JOACHIM WANKE con la metafora del seminatore – sembra essere la festa e non la raccolta, che rimane sempre insicura”. Le capacità didattiche della facoltà sono messe a prova ma il numero degli studenti è in continuo aumento. I primi passi di un cammino adatto alla nuova situazione religiosa sono stati compiuti.