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Un tempo per riflettere

Turchia e Ue dopo il viaggio apostolico di Benedetto XVI

In relazione al recente viaggio apostolico di Benedetto XVI pubblichiamo una nota per SirEuropa di Otmar Oehring, esperto di politica internazionale ed in particolare di Turchia, responsabile della sezione “Diritti umani” di Missio, la grande organizzazione cattolica tedesca per la cooperazione missionaria. Contrariamente a ciò che si temeva, il viaggio di Benedetto XVI in Turchia è diventato un grande successo: la pensano così, sorpresi, i commentatori esteri e la pensa così anche la maggior parte dei loro colleghi turchi. E anche le dichiarazioni del Vaticano, in particolare dei rappresentanti della Conferenza episcopale turca, fanno intendere che la visita papale in Turchia sia davvero stata un successo. Certo è che con la visita in Turchia, con la visita al Presidente dell’ufficio per le questioni religiose, Ali Bardakoglu, con il discorso presso la nunziatura di Ankara e infine con la visita alla Moschea Blu di Istanbul, il Papa ha dato un importante contributo al dialogo islamo-cristiano. Atteso da alcuni in Turchia come “crociato”, con le sue parole e i suoi gesti si è conquistato il cuore di gran parte della popolazione turca. È auspicabile che gli effetti della visita del Papa in Turchia, per quanto concerne la simpatia verso il Papa e il Cristianesimo, durino nel tempo. La Turchia attraversa infatti un periodo importante della propria storia. Nei giorni scorsi i Paesi dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per rallentare il processo di adesione della Turchia. I 25 ministri degli Esteri hanno concordato di congelare parzialmente le trattative per l’adesione di Ankara, come già indicato dalla Commissione europea il 29 novembre scorso. Una forma di pressione di fronte alla mancata apertura dei porti e degli aeroporti turchi al traffico da Cipro. Anche se alla fine non si tratta di una “sospensione” vera e propria, ma solo parziale, vengono di fatto sospesi otto dei 35 capitoli in cui è diviso il negoziato, ciò potrebbe condurre ad un peggioramento delle relazioni tra gli Stati formalmente cristiani dell’Ue e la Turchia. Non si può neanche escludere che in questi termini, nel Paese si riprenda a parlare del “Club cristiano” Europa, che secondo molti turchi rifiuta la Turchia islamica già solo per via dell’appartenenza religiosa della maggioranza della popolazione. Con queste premesse, ha favorevolmente sorpreso l’annuncio del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, che ha comunicato come durante un colloquio con il vice presidente dei ministri Mehmet Ali Sahin sia stato dato l’assenso all’istituzione di un gruppo misto di lavoro con il compito di discutere sui problemi della Chiesa cattolica in Turchia ed elaborare proposte per la loro soluzione. L’istituzione di gruppi di lavoro di questo genere era già stata accordata alla Conferenza episcopale turca dal presidente dei ministri turco Recep Tayyip Erdogan in occasione di un incontro svoltosi nell’estate del 2004. È auspicabile che l’istituzione del gruppo di lavoro ora approvato non si faccia attendere oltre. L’osservazione del card. Bertone, secondo cui il Vaticano auspica che la Turchia sia in grado di soddisfare le condizioni per l’appartenenza all’Ue, fa sperare che i rappresentanti cattolici di questo gruppo di lavoro possano cercare soluzioni tali da concretizzare l’obiettivo della realizzazione di una piena libertà di religione in Turchia, sulla base dell’articolo 9 della Convenzione europea per i diritti umani, evitando che le altre Chiese presenti in Turchia possano equivocare tali soluzioni come “paci separate”. Se si riesce ad ottenere questo, la visita del Papa avrebbe davvero un effetto positivo a lungo termine sia per la Turchia, sia per le Chiese presenti in Turchia.