A denunciare lo sfruttamento dei minori in tv e nel mondo dello spettacolo, è in Portogallo la Lega operaia cattolica, che nei giorni scorsi, a Vila Nova de Famalicão (Braga), ha organizzato un incontro per ricordare l’allarme lanciato nel Natale 1986, in cui denunciava l’utilizzo di bambini dai 10 ai 13 anni nelle aree di produzione tessile, calzaturiera, agricola e nella costruzione civile, nel distretto di Braga, allora in una fase di veloce sviluppo economico. Secondo José Maria Costa, dirigente nazionale della Loc, oggi “la realtà del lavoro minorile ha assunto altri contorni”, più precisamente quelli del cosiddetto “lavoro artistico”, la cui realtà traspare quotidianamente attraverso lo schermo televisivo. “Alla nostra percezione, ha affermato Costa, sono sottratte le situazioni reali che si trovano dietro tali rassicuranti immagini di attori bambini, costituite di interminabili ore di prove, di copioni imposti a memoria, di gesti e movimenti automatici, di alte luminosità e suoni”, ma soprattutto, ha lamentato il dirigente, “il fatto che la loro psicologia in formazione sia costantemente influenzata dalle regole della selezione spietata e della competitività estrema, che siano indotti a piangere per gli insuccessi, sottoposti a stress ed ansie continue, ad una mancanza di alimentazione adeguata e, infine, che rimanga loro pochissimo tempo per il regolare studio scolastico”.