IMMIGRATI

Una società di caste?

Dalla Francia la proposta di “cittadinanza europea” e del diritto di voto

In vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che la Chiesa cattolica celebra il prossimo 14 gennaio sul tema “La famiglia migrante”, proponiamo alcune idee contenute in un documento elaborato in Francia dall’Associazione per una cittadinanza europea di residenza (Acer), che propone alcune misure concrete contro quella che considera “l’Europa delle caste”. La più clamorosa delle proposte è l’attribuzione di una “cittadinanza europea” anche ai non comunitari, che porrebbe fine alle disuguaglianze. In alcuni Paesi europei – tra cui la Danimarca, il Belgio, la Lituania, l’Irlanda, la Finlandia – tutti gli stranieri hanno il diritto di voto amministrativo, con o senza eleggibilità. In altri – come l’Italia, la Francia, la Germania, la Grecia – non hanno né diritto di voto, né eleggibilità. Nell’Ue alcuni diritti come quello di espressione, di manifestazione, di essere iscritti ai sindacati, di associarsi – una volta riservati ai soli connazionali – sono ora naturalmente garantiti. Il diritto di voto ancora no, e la situazione varia in funzione della nazionalità di appartenenza degli immigrati e del Paese di residenza (vedi tabelle). In diversi Paesi enti locali, partiti politici e realtà della società civile hanno iniziato esperimenti in tal senso e campagne di sensibilizzazione. STESSI DOVERI, DIRITTI DIFFERENTI. “Oramai gli immigrati non comunitari costituiscono una parte significativa della popolazione straniera che risiede nei Paesi dell’Unione europea – si legge in un documento elaborato dall’Acer -. Tutti questi Paesi e l’Unione europea si pongono oggi la questione dello spazio politico dato o da dare a questa popolazione”. Acer ricorda che la Carta europea dei diritti fondamentali afferma l’uguaglianza delle persone, ma il Trattato di Maastricht ha suddiviso la popolazione che vive su uno stesso territorio in categorie di cittadini che hanno gli stessi doveri, ma diritti differenti. Categorie come cittadini nazionali, cittadini dell’Unione, appartenenti a Paesi terzi. ALCUNE ESPERIENZE. Riguardo al diritto di voto, Acer ricorda alcuni esempi concreti: in SVEZIA i residenti stranieri hanno potuto partecipare al referendum sull’adozione o il rifiuto del nucleare e a quello sull’introduzione dell’euro. Nel REGNO UNITO , gli stranieri provenienti dagli ex Paesi appartenenti al Commonwealth ma che non hanno nazionalità britannica hanno il diritto di voto e di eleggibilità a tutte le elezioni, comprese le elezioni europee. In ITALIA i residenti da almeno 3 anni hanno potuto partecipare alle primarie per designare il candidato della sinistra alla Presidenza del Consiglio e in alcuni comuni, come a Roma, possono votare per eleggere dei “consiglieri aggiunti” che però non hanno potere decisionale. “In una Unione europea che si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, di libertà, di uguaglianza – afferma la nota – questa situazione non può durare”. SEI PROPOSTE. Sono questi i presupposti che fanno da sfondo alle sei misure “per l’uguaglianza dei diritti” proposte dall’Acer, associazione che ha sede a Parigi. “Il diritto di voto a tutti i residenti stranieri alle elezioni locali e la ratifica della Convenzione 144 del Consiglio d’Europa (5 dicembre 92) di Strasburgo” che parla proprio della partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale è sicuramente il passo più significativo. La Convenzione di Strasburgo raccomanda infatti ai Paesi membri la creazione di consulte di stranieri i cui membri siano eletti dai residenti stranieri o nominati dalle loro associazioni. I Paesi membri si impegnano a dare il diritto di voto e dell’eleggibilità alle elezioni locali agli stranieri dopo 5 anni di residenza legale. La Convenzione è stata firmata da Cipro, Repubblica Ceca, Regno Unito e ratificata da Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia. L’Italia e l’Albania hanno ratificato senza però sottoscrivere il capitolo C, ossia la parte della Convenzione che riguarda proprio il diritto di voto. Le altre proposte chiedono il “diritto di iniziativa popolare per tutti”, ossia riconosciuto a tutti i residenti qualunque sia la loro nazionalità. Il “diritto di voto ed eleggibilità alle elezioni europee per tutti i residenti”, già riconosciuto ad esempio nel Regno Unito. La “libertà di circolazione tra i diversi Paesi dell’Unione per tutti i residenti”. La “cittadinanza dell’Unione europea per tutti i residenti”, qualunque sia la loro nazionalità, con tutti i diritti che ne conseguono (diritto di voto e d’eleggibilità alle elezioni municipali ed europee e libertà di circolazione”. Infine, “eleggibilità nelle funzioni esecutive nei comuni”.