PRIMA PAGINA
Nel commentare la triste attualità della Chiesa in Polonia, nel caso creato dalle dimissioni di mons. Stanislaw Wielgus, la stampa laica ha concentrato il tiro esclusivamente sull’atteggiamento della Chiesa, particolarmente dei preti, per sottolineare il collaborazionismo di alcuni (pochissimi in questo grande Paese cattolico, in questa Chiesa spesso eroica, qualcuno dice 10%) con la polizia politica. Ma stranamente, i donatori di lezioni dimenticano l’essenziale, cioè la responsabilità del sistema comunista di dittatura implacabile, non soltanto una forma di regime autoritario, ma un totalitarismo che prendeva in carica tutta la vita pubblica e privata, fondata su una polizia onnipresente, e soprattutto ancora su un sistema di delazione sistematica, nel quale i bambini erano invitati a denunciare i genitori. In tale sistema, ognuno si faceva spia di tutti, e a volte denunciatore. In questo senso, il comunismo è stato davvero un veleno, che ha avvelenato una grande parte della società, come un veleno può uccidere poco a poco, lentamente, produrre i suoi effetti anche molto tempo dopo la sua ingestione. Già nel lontano 1878, Papa Leone XIII aveva denunciato con grande lungimiranza il comunismo come «la micidiale pestilenza che serpeggia per le intime viscere della società e la riduce all’estremo pericolo di rovina» (Enciclica Quod Apostolici numeris , 28 dicembre 1878). Tale giudizio potrebbe illustrare perfettamente la situazione polacca odierna. Più tardi, Pio XI, nell’enciclica Divini Redemptoris del 19 marzo 1937, l’ha identificato come «intrinsecamente perverso». Scriveva: «Il comunismo spoglia l’uomo della sua libertà, principio spirituale del comportamento morale; toglie alla persona umana tutto ciò che costituisce la sua dignità», e si opponeva alla «cospirazione del silenzio» nel rifiuto di una grande parte della stampa di denunciarlo. Anche qui, l’attualità delle osservazioni del pontefice è notevole. Queste citazioni dovrebbero aiutare a capire ciò che succede attualmente in Polonia: tutta la perversione del veleno comunista sta nelle accuse contro l’istituzione che paradossalmente meglio rappresenta la resistenza morale e il coraggio e che ha dato tanti martiri; sta nella divisione che riesce ancora a nutrire tra i cattolici, 16 anni dopo la sua caduta; sopravvive in una società incapace di reagire, e che esige dalla Chiesa giustificazioni mai richieste agli uomini politici. Aiutano a capire anche ciò che succede in una parte del mondo, particolarmente nella Cuba di Castro moribondo e nel Venezuela dove una nuova dittatura comunista sta emergendo nell’indifferenza generale, approfittando di una vera e propria «cospirazione del silenzio». Sì, Leone XIII aveva visto giusto: il comunismo è una peste mortale, sembra nutrirsi dei suoi crimini, e corre ancora.