“La teologia deve contribuire a superare lo sguardo autocentrato dell’Europa sui propri problemi e a considerare maggiormente gli sconfitti della globalizzazione”: è quanto ha sottolineato nei giorni scorsi il docente berlinese Peter Hünermann, nel corso di un seminario dei “Corsi teologici”, svoltosi a Vienna. “Questo ampliamento dello sguardo corrisponde al nucleo più autentico del messaggio del Vangelo, che rappresenta un annuncio dell'”amore per il mondo e le persone”, ha spiegato all’emittente diocesana, “Radio Stephansdom”. Hünermann, considerato tra i maggiori studiosi di dogmatica cattolica esistenti, ha ribadito che questo tipo di prospettiva rappresenta “la radice di una nuova dogmatica cattolica, aperta al mondo. La teologia – ha aggiunto – è caratterizzata da una ‘doppia tensione’ tra la necessità di una capacità di dialogo razionale con le scienze” e “l’asse portante dell’amore, del prendere sul serio le sofferenze delle persone. Solo in questa tensione la teologia può davvero svilupparsi senza perdere di vista l’asse interno del grande amore di Dio per l’essere umano”. Come esempio di un atteggiamento riuscito da questo punto di vista, Hünermann ha menzionato lo sviluppo della teologia in America Latina dal Concilio Vaticano II in poi: “da ciò può trarne profitto anche la teologia europea”, ha ribadito, sottolineando come “la teologia diventa ‘teologia piena di spirito solo laddove il punto focale dei propri interessi sia dettato dai problemi del mondo”. In questo contesto, Hünermann ha espresso un giudizio positivo sulla prima enciclica di Benedetto XVI, “Deus caritas est”, in quanto “contiene un messaggio molto importante”: “in tempi in cui la religione viene utilizzata per lo più per polarizzare e seminare discordia, l’enciclica sottolinea il concetto che Dio è amore. Questo convincimento deve assumere forme collettive nella Chiesa”.