CHIESE CRISTIANE

Il filo di Benedetto

Dalla Turchia ai più significativi eventi ecumenici nel 2006

Lo sforzo senza risparmio di energie in favore dell’ecumenismo che Benedetto XVI ha annunciato il giorno della sua elezione dal balcone della basilica di San Pietro offre dei frutti sostanziosi alla conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani presieduta il 25 gennaio, a Roma dallo stesso Pontefice.I molteplici avvenimenti dei rapporti ecumenici che si sono susseguiti durante il 2006, e presentati in un’affettuosa cronistoria nell’udienza generale di mercoledì 24, s’intrecciano alla maniera dei tappeti orientali creando la bellezza della diversità che rendono più gioiosa la strada verso la meta desiderata ed invocata nella preghiera: vivere uniti in Cristo. Gli ultimi tre incontri di questa cronistoria allargano decisamente il cammino ecumenico ad un impegno autenticamente ecclesiale. In ciascuno di essi Benedetto XVI ha sottoscritto una dichiarazione comune richiamando l’importanza della strada intrapresa a partire del Concilio Vaticano II e seguita dalle commissioni apposite fino ai nostri giorni.La visita dell’arcivescovo di Canterbury, primate della Chiesa anglicana, Rowan Williams, in Vaticano il 23 novembre scorso ha confermato la convinzione di mantenere viva la ricerca di tutti gli elementi utili per vivere insieme la nostra fede in Cristo: un dialogo fecondo attraverso la preghiera comune, la testimonianza e il servizio.Assimilato il momento di emozione che abbiamo vissuto nei quattro giorni della visita del Papa in Turchia, ora possiamo apprezzare la straordinari ricchezza che ha significato per tutti, non cristiani compresi, in questo grande Paese, sebbene di cristiani ne siamo pochi. I gesti profetici durante gli incontri con Bartolomeo I e Mesrob II, e con altri pastori e responsabili delle comunità cristiane, ci hanno lasciato il gusto dell’incontro che abbiamo rivissuto ogni sera di questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che ad Istanbul abbiamo anticipato di qualche giorno. È di vitale importanza renderci conto che, insieme ai nostri pastori, tutti i fedeli di tutte le Chiese prepariamo insieme il grande giorno del ristabilimento della piena unità, attraverso il dialogo, la preghiera e la vita ecclesiale quotidiana.Una nitida eco ai precedenti avvenimenti è stata la visita di Sua Beatitudine Christodoulos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, appena cinque settimane fa, ancora una volta attraverso gesti significativi¸così Benedetto XVI ha aggiunto un ulteriore filo al tessuto ecumenico che marca decisamente il ritmo e l’avvenire della Chiesa di Cristo nel ventunesimo secolo. Non va dimenticato il profondo e sincero desiderio espresso più volte in questi incontri di poter ristabilire l’unità tanto desiderata del corpo ecclesiale attorno all’altare del Signore.Lasciamoci dunque illuminare dalla luce del Vangelo che vuole sciogliere la nostra lingua e guarire la nostra sordità perché diventiamo suoi annunciatori credibili nella costante ricerca dell’unità. Turchia: Mesrob II, “Hrant uomo coraggioso””Basta pensare che tutti coloro che hanno opinioni diverse da noi sono potenzialmente dei nemici da combattere e da zittire. Hrant era un uomo coraggioso generoso, e per questo pieno di amore verso tutti, a partire dai bambini fino alla terra turca che riteneva essere la sua patria con tutto il cuore”. Con queste parole pronunciate durante i funerali il patriarca armeno Mesrob II ha ricordato il giornalista turco armeno Hrant Dink, direttore della rivista Agos, ucciso da un giovane estremista nazionalista, venerdì 19 gennaio. “Molti conoscono Hrant solo come un giornalista ed intellettuale, ma pochi sanno la sua passione per i più fragili e indifesi gli orfani. Lui stesso, cresciuto e vissuto dall’età di otto anni nel nostro orfanotrofio qui ad Istanbul, ha cercato poi per tutta la vita di aiutarli, si è dimostrato vicino con tutto il suo affetto e si è dato da fare perché non si sentissero soli e abbandonati”. “Ringraziamo – ha proseguito il patriarca – il presidente della Repubblica e tutte le varie autorità civili turche per la solidarietà e il sostegno dimostrato in questo momento. Ma la solidarietà non può fermarsi a questo. Nessuno deve sentirsi autorizzato a mettere a tacere, giudicare o contrastare le opinioni differenti e questo rispetto per tutti può avvenire solo a partire dai nostri comportamenti quotidiani, dalle nostre leggi, da quanto raccontano e spiegano i nostri libri di storia”. Le esequie sono state seguite da migliaia di persone che tenevano cartelli con su scritto “Tutti noi siamo dei Hrant” e “È l’articolo 301 l’assassino di Hrant”, ricordando quell’articolo della costituzione turca che penalizza chiunque osi parlare contro la Turchia. Nel corso della cerimonia la moglie del giornalista ha liberato in volo alcune colombe bianche.