Austria: ecumenismo e Concilio

“Non si deve considerare malato l’ecumenismo, non si deve parlare di gelo o di stasi nell’ecumenismo”: lo ha affermato mons. Alois Kothgasser nei giorni in occasione dell’incontro ecumenico della sezione Pro-Oriente di Salisburgo in occasione della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. “Basta una breve occhiata al passato per comprendere quanto profondamente il movimento ecumenico e il Concilio Vaticano II abbia cambiato l’atmosfera tra le Chiese. Ciò che prima era assolutamente impensabile, è oggi divenuto ovvio: si prega insieme, si collabora, ci si considera fratello e sorella e non più nemico o concorrente”, ha sottolineato. “Il grande evento ecumenico di quest’anno, la Terza assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania) sarà un ulteriore esempio di questo atteggiamento già oggi naturale”, ha osservato Kothgasser. “Credo che occorra tener presente tutto ciò che è stato ottenuto e proseguire con costanza questo cammino basato su quanto si ha in comune. Ciò è importante per la testimonianza comune”, ha spiegato, “poiché come è possibile che i cristiani si adoperino per la pace e per la riconciliazione nel mondo se non convivono tra loro nella pace e nella riconciliazione?”. Il vescovo di Salisburgo ha parimenti affermato che “non può essere taciuto il fatto che il dialogo teologico sia arrivato ad un limite”. Si ha quasi “la sensazione che quanto più le Chiese si vengono incontro, tanto più temano di perdere la propria identità a causa dell’unità con le altre”. Ma “la crescita comune”, avverte, “deve essere riconosciuta quale arricchimento reciproco” e “ciò vale anche per determinate tradizioni proprie, affermatesi culturalmente o storicamente”. A tal fine è sempre necessario costruire costantemente la fiducia comune, con un atteggiamento di disponibilità reciproca.