CONSIGLIO D'EUROPA
Il programma di lavoro per il 2007 del CdE
Un dibattito sulla situazione in Kosovo, l’intervento del patriarca ecumenico Bartolomeo I, le analisi politiche del primo ministro belga Guy Verhofstadt e di quello greco Kostas Karamanlis. E, ancora, il discorso di Carolina di Monaco, presidente dell’Associazione mondiale degli Amici dell’infanzia, nell’ambito di una sessione dedicata alla lotta a tutte le forme di violenza e di sfruttamento verso i bambini. Sono alcuni degli eventi che hanno animato, dal 22 al 27 gennaio, il Palais de l’Europe, sede del Consiglio d’Europa (CdE) a Strasburgo. DIRITTI UMANI, DIALOGO INTERRELIGIOSO. La sessione invernale dell’Assemblea parlamentare del CdE si è aperta con la rielezione all’unanimità, per un terzo mandato di un anno, dell’olandese RENÉ VAN DER LINDEN . Nel presentare il suo programma di lavoro per il 2007, l’esponente del Partito popolare ha annunciato “l’organizzazione di un primo dibattito, ad aprile, sulla situazione dei diritti umani e della democrazia in Europa, che dovrebbe fungere da riferimento per i dibattiti nei parlamenti nazionali”. Van der Linden ha affermato che intende impegnarsi su alcuni temi ritenuti prioritari: fra di essi, “la promozione del dialogo interculturale e interreligioso”, “il consolidamento della cooperazione con il Parlamento Ue”, l’assistenza al processo di democratizzazione della Bielorussia. Proprio al dialogo fra le culture e le religioni era dedicata la testimonianza di BARTOLOMEO I . Dinanzi ai rappresentanti dei 46 paesi membri, egli ha esortato al dialogo per la risoluzione dei conflitti interculturali e interreligiosi, “soprattutto in tempi come quelli in cui viviamo, dove le guerre si moltiplicano in tutto il mondo”. L’alto rappresentante della Chiesa ortodossa ha sottolineato che “il patriarcato ecumenico ha tenuto un costante dialogo con il mondo musulmano”, perché “il dialogo interreligioso è diventato un’esigenza per l’umanità”. KOSOVO, QUALE FUTURO? La situazione del Kosovo e, più in generale, dei Balcani, è stata fra i temi-cardine della settimana. Dinanzi all’Assemblea parlamentare CdE è intervenuto MARTTI AHTISAARI , inviato speciale del Segretario generale Onu per il Kosovo. Il politico finlandese ha dichiarato che le sue proposte, “che saranno presto rese pubbliche”, “hanno come obiettivo principale la coesistenza pacifica di tutte le comunità, e la garanzia per tutti, in particolare per le minoranze, di condizioni di vita dignitose, sicure ed economicamente perseguibili”. Sullo stesso argomento si è soffermato KOSTAS KARAMANLIS , primo ministro greco, che ha sottolineato il “ruolo cruciale del Consiglio d’Europa” nei Balcani, “soprattutto in Kosovo, dove la situazione è ben lontana dall’essere risolta”. “Per instaurare un clima di pace nella regione – ha spiegato il capo del governo di Atene – è fondamentale che la soluzione sia sostenibile per le popolazioni serbe e albanesi che vivono nell’area. CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE. “La lotta contro il razzismo e la xenofobia non si deve limitare a un giorno l’anno”. In occasione della Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto, il “vertice” dell’organizzazione internazionale ha quindi diffuso una nota con le firme del presidente del Comitato dei ministri, il sanmarinese FIORENZO STOLFI , di quello dell’Assemblea parlamentare René van der Linden, del segretario generale, l’inglese TERRY DAVIS e del Commissario per i diritti umani, lo svedese THOMAS HAMMARBERG . Nella dichiarazione congiunta si legge: “Noi abbiamo il dovere di combattere l’odio e i pregiudizi in tutti i momenti e in ogni luogo, a scuola, nei posti di lavoro e per strada. I dirigenti politici hanno come responsabilità particolare di liberare l’Europa dal razzismo sotto tutte le forme, dall’antisemitismo e dall’islamofobia, passando attraverso i pregiudizi contro i Rom”. Si ricorda inoltre che le nuove discriminazioni non riguardano solo l’origine etnica o le differenze razziali, ma anche “la religione, l’handicap o l’orientamento sessuale”. LA CORTE RISCHIA LA PARALISI. Rilevante, nella stessa settimana, la conferenza stampa del neo presidente della Corte dei diritti dell’uomo, il francese JEAN-PAUL COSTA . “Se la Corte diventa inefficiente, perderà la sua credibilità”. Questo il suo “grido d’allarme”, riferito in particolare alla necessità di far entrare in vigore “al più presto” il Protocollo 14, strumenti giuridico concepito per aiutare la Corte a trattare più rapidamente il numero crescente di casi pendenti, che sono attualmente 90mila: solo la Russia ne conta oltre 19mila, 10mila la Romania e 9mila la Turchia. Per entrare in vigore il Protocollo dev’essere ratificato da tutti i 46 Stati aderenti al Consiglio d’Europa: finora hanno provveduto 45 paesi, mentre manca proprio il “sì” di Mosca.