IRLANDA

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Europa: è davvero così secolarizzata?

“Non è compito dell’Unione europea divenire una mini superpotenza, ma è suo compito essere maxi e super in solidarietà”: con questa battuta l’arcivescovo di Dublino DIARMUID MARTIN sintetizza il ruolo dell’Europa sullo scenario internazionale, ma non solo, perché la solidarietà è, insieme alla sussidiarietà, uno tra i valori fondanti che ancora oggi ne “sostengono il processo di integrazione”. Intervenendo al forum sull’Europa che si è svolto nei giorni scorsi a Dublino in vista del 50° anniversario del Trattato di Roma (25 marzo 1957), l’arcivescovo Martin ha affermato che “l’Unione europea è una notevole conquista. È il modello più sviluppato di sovranità condivisa realizzatosi dalla nascita dello Stato nazione. Come tale, l’Ue è inevitabilmente destinata a creare incertezze tra alcuni ed è, al tempo stesso, ineluttabile commettere errori lungo il processo di integrazione”. SUSSIDIARIETÀ E SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE. “Il progetto dell’integrazione europea è complesso” ed è legittimo che “su di esso vi siano diverse posizioni” ha osservato il presule; tuttavia, pur riaffermando l’autonomia tra religione e politica, sottolineata “da Benedetto XVI nella Deus caritas est“, l’arcivescovo Martin ha rammentato che per il Papa “la Chiesa non può rimanere ai margini della lotta per la giustizia”. Per la predicazione stessa del Vangelo, ha osservato il presule, “è rilevante la nostra visione della società”. In tale prospettiva è illuminante il magistero sociale della Chiesa che, “da un lato ritiene sia dovere dello Stato promuovere la sussidiarietà e il rispetto dei diritti individuali e familiari in una società partecipativa; dall’altro sottolinea l’unità della famiglia umana e la solidarietà internazionale contro ogni gretto nazionalismo”. NON COSI’ SECOLARIZZATA. “L’Europa gode di una pace e prosperità senza precedenti; un clima che non è possibile attribuire ad un singolo fattore in particolare”, ma, secondo Martin, ha le sue radici “negli ideali europei dei suoi fondatori” che “continuano a rappresentare una grande forza di pace e prosperità nel processo di avvicinamento reciproco dei popoli”. “Qualcuno – prosegue il presule – mi farà notare che è proprio la prosperità all’interno dell’Ue ad aver determinato l’attuale clima materialista e di rifiuto dei valori cristiani. Per me, invece, l’aver sottratto vasti settori della popolazione europea alla povertà e alla precarietà è un risultato del quale i cristiani devono essere lieti. Se questa prosperità è stata accompagnata da un cambiamento dei modelli di fede”, ciò “potrebbe essere in uguale misura imputabile anche ad una perdita di dinamismo nelle strutture pastorali delle Chiese per l’evangelizzazione”. Ma, secondo l’arcivescovo di Dublino, il quadro non è poi così fosco: “il vecchio continente non è secolarizzato come sembra” afferma, citando l’ Atlante europeo dei valori. SANI PRINCIPI ECONOMICI . Quali, allora, i valori che sostengono l’integrazione europea? “Inizierei da quelli istituzionali ed economici” risponde Martin. “Certamente – spiega – non mi piacerebbe un’Europa ridotta esclusivamente a pura organizzazione economica, ma è importante che la sua economia si fondi su sani principi economici” quali “giuste regole di concorrenza, una buona gestione delle imprese, sane politiche fiscali e il rifiuto della corruzione e dei gretti interessi particolaristici a scapito del bene comune”. Per l’arcivescovo, “man mano che si allarga, l’Ue dovrebbe sviluppare modelli capaci di portare, al tempo stesso, progresso economico, giustizia sociale ed integrazione”. In questa prospettiva appare “vitale il principio di sussidiarietà”. Commentando il recente sviluppo economico del proprio Paese, Martin auspica che “un’Irlanda che ha tratto immensi benefici dalla generosità dei donatori europei nel settore delle infrastrutture, sia in prima linea nel chiedere trattamenti analoghi” per i nuovi membri “che si trovano nella situazione che anche noi abbiamo vissuto alcuni anni fa”. OLTRE I CONFINI . Ma l’Europa non può limitarsi ai propri confini: “il suo senso di responsabilità deve spingerla oltre” sottolinea ancora il presule, precisando che “ciò non significa accogliere qualsiasi Paese o aprire indiscriminatamente le frontiere a tutti”. Si tratta, piuttosto, di “non tenere troppo sulla corda” Paesi che “hanno intrapreso il percorso delle riforme economiche e democratiche necessarie per raggiungere l’Unione europea”. “L’Europa ha responsabilità verso tutto il mondo” e se “non è suo compito divenire una mini superpotenza, è suo compito essere maxi e super in solidarietà” avverte l’arcivescovo, stigmatizzando, in particolare, certe posizioni in materia di commercio, agricoltura o diritti di proprietà intellettuale che rispecchiano “gli interessi particolari di gruppi nazionali” anziché essere orientate al “bene comune”.