GIOVANI

Nelle loro menti

Europa: da Taizé un messaggio di fiducia

“Ci stiamo dimenticando della vita umana e della sua dimensione spirituale. La costruzione dell’Europa non può basarsi esclusivamente su valori economici, politici e scientifici”. Il grido d’allarme arriva dal presidente della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece), mons. Adrian van Luyn, “Non possiamo prescindere dalla riscoperta dei valori umani che non devono sottostare a interessi di parte”, ha aggiunto il presidente della Comece che ha additato la comunità ecumenica di Taizé come esempio di costruzione pacifica di culture e confessioni. È stata proprio la comunità guidata da frère Alois ad animare nei giorni scorsi a Bruxelles un incontro con i giovani che lavorano per e nelle Istituzioni europee. “Comprensione, dialogo e conoscenza sono i tratti distintivi di un processo di cammino e di integrazione europea. Taizé non ha un progetto politico ma offre un contributo per superare i confini ed avvicinare i popoli. Sarebbe bello – ha concluso van Luyn – promuovere incontri come questo anche con altri gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali”. Il Sir, a margine dell’incontro di Bruxelles, ha incontrato FRÈRE ALOIS. Benedetto XVI da tempo sta avvertendo dei rischi del relativismo etico e della secolarizzazione che stanno invadendo il mondo occidentale e l’Europa in modo specifico. Esiste un rimedio per fronteggiare questa crisi? “Non dobbiamo dimenticare che l’Europa nasce su valori cristiani. Non c’è una medicina che oggi possa curare questo secolarismo però dobbiamo tenere fede a questi valori perché rappresentano l’identità del Vecchio Continente. Non si può parlare di cristianesimo in Europa se non c’è la fede nei cuori delle persone… Ma qualcosa si muove. Lo vediamo a Taizé dove sono sempre di più coloro che arrivano e non solo giovani. Con loro cerchiamo di andare alla fede, alla radice, a Dio. I valori evangelici sono alla base dell’identità europea”. In questa fase i più disorientati sembrano i giovani che avvertono un disagio sempre più grande dovuto anche alla precarietà del lavoro, della famiglia, all’incertezze del futuro… “I giovani non riescono a trovare un punto centrale, fondante, della loro vita. Il Vangelo è la risposta giusta. Nonostante le difficoltà sono la grande ricchezza del futuro, la risorsa più grande che possediamo. La vita non è sempre facile per i giovani però hanno l’Europa nelle loro menti. Viaggiano, conoscono, condividono, allacciano rapporti e questo fa bene all’Europa, combatte le separazioni, abbatte i muri della diffidenza. Questa è un’Europa che già esiste… deve solo crescere facendo l’esperienza del perdono e della riconciliazione”. Davanti ai bisogni dei giovani, parlare di perdono e di riconciliazione non si rischia di restare inascoltati? “Perdono e riconciliazione non sono parole fuori moda. In molte persone oggi c’è la consapevolezza che l’Europa non può essere costruita solo sulla base dello sviluppo economico, dell’indice di ricchezza, dei bisogni materiali dobbiamo tornare a dare un senso umano all’Europa e questo passa attraverso la riconciliazione, il perdono, la speranza. Bisogna essere attenti ai bisogni spirituali dell’uomo. Non è facile superare le divisioni. Il secolo passato è stato un tempo di guerre e di violenza. Questo che stiamo vivendo chiede uomini e donne di coraggio. Non ci chiede di essere una moltitudine ma lievito. La storia mostra eventi sempre peggiori a noi spetta rilanciare riconciliazione e perdono. Un’Europa riconciliata travalica ogni confine ed è più disponibile alla ricerca del bene comune”. L’Europa si sta allargando ad Est. La visione dei due polmoni del Vecchio Continente di Giovanni Paolo II sembra avverarsi. Cosa manca perché questo respiro sia pieno e torni a dare fiato e fiducia all’Europa? “I cristiani devono riconciliarsi e riunirsi in una preghiera semplice. Dobbiamo preparare la strada perchè ciò avvenga. A Taizé questo cerchiamo di fare, senza avere programmi politici. Possiamo contribuire alla costruzione del nostro Continente rifiutando di trasmettere le piaghe e le ferite del passato. Nei nostri Paesi ci sono molte persone che non hanno accesso a beni primari. È urgente superare i muri del nazionalismo e dell’integralismo religioso e offrire ospitalità. Trasmettiamo la speranza, scegliamo la solidarietà”.