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Non si uccide per legge

L’Europa contro la pena di morte

“La pena capitale è una fatale forma di ingiustizia”: con questo messaggio i vertici del Consiglio d’Europa hanno partecipato ai lavori del terzo Congresso contro la pena capitale, svoltosi a Parigi dal 1° al 3 febbraio. Per la stessa occasione la presidenza in esercizio dell’Unione europea ha confermato la propria azione “in prima linea, condotta nel mondo intero, in favore dell’abolizione” del patibolo a ogni latitudine, “in tutti i casi e in tutte le circostanze, perché si tratta di una pena crudele e inumana”. Negli stessi giorni è giunto un segnale analogo dal Parlamento Ue.EUROPA IN PRIMA FILA. La presidente di turno, la cancelliera tedesca ANGELA MERKEL , ribadisce che tale forma punitiva non ha “alcun effetto dissuasivo”, “mentre la sua abolizione contribuirebbe a rafforzare la dignità umana e lo sviluppo progressivo dei diritti dell’uomo”. L’Europa dunque è in prima fila contro il “boia”. Nella storia dell’integrazione comunitaria il “no” alla pena di morte è sempre stata un punto fermo, collegato alla più ampia difesa dei diritti umani. Di recente si sono registrati nuovi interventi su questa linea, soprattutto in riferimento alla soppressione fisica dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein e di alcuni suoi stretti collaboratori. JAVIER SOLANA , Alto rappresentante della politica estera Ue, aveva spiegato a tale proposito che “l’Europa condanna tutti i crimini commessi” dal deposto dittatore, “ma anche la pena capitale”. Solana aveva inoltre sottolineato che “l’articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali” – ora parte integrante della Costituzione dei 27 in attesa di ratifica – “sancisce che nessuno può essere condannato a morte né giustiziato”.DAL PARLAMENTO SÌ ALLA MORATORIA. Nella sessione svoltasi a Bruxelles la scorsa settimana, il Parlamento Ue era intervenuto sul tema, approvando ad amplissima maggioranza (591 voti favorevoli, 45 contrari e 31 astensioni) una relazione in cui si sollecita “una risoluzione delle Nazioni Unite a favore di un’immediata e incondizionata moratoria universale sulle esecuzioni capitali”, per giungere poi all’abolizione della pena capitale in tutto il mondo. Il documento, che ricalca la dichiarazione della presidenza del Consiglio e sul quale converge appieno la Commissione Barroso, chiede agli Stati membri e alle istituzioni comunitarie “di fare il possibile per sostenere tale proposta all’Assemblea generale Onu”. Gli eurodeputati, pur osservando che prosegue la tendenza verso l’abolizione di questo tipo di pena a livello mondiale, ribadiscono “viva preoccupazione” per il fatto che “esistono tuttora, o sono state reintrodotte, legislazioni nazionali in decine di paesi del mondo che prevedono la pena capitale e comportano ogni anno l’esecuzione di migliaia di esseri umani”. IL RUOLO ATTIVO DEL CDE. Tornando al Consiglio d’Europa – l’organizzazione internazionale che ha sede a Strasburgo e che si occupa principalmente di diritti umani – si registra da Parigi l’intervento del segretario generale TERRY DAVIS , che afferma: “La pena di morte è crudele e non ha nessun effetto dissuasivo”. Dal CdE giungono continue esortazioni affinché in tutto il mondo si proceda in senso abolizionista: il Paese più “bersagliato” è certamente la Cina, dove ogni anno vengono eseguite migliaia di sentenze. Di recente il CdE ha rivolto un pressante invito anche a Stati Uniti e Giappone perché eliminino la pena capitale; al contempo il Consiglio d’Europa sostiene l’iniziativa del governo italiano in sede Onu per un veto mondiale sulla pena di morte. Nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, promossa dal CdE e risalente al 1950, è allegato un Protocollo (il n. 6) che abolisce la pena di morte “senza condizioni in tempo di pace”. A tutt’oggi tutti gli Stati membri CdE, tranne la Russia, hanno ratificato il Protocollo. La situazione nel mondo In cima alla triste classifica resta la Cina, dove ogni anno vengono eseguite oltre 5mila pene capitali. Ma in tutto il mondo sono decine i Paesi che affidano ancora la giustizia a impiccagioni, iniezioni letali, fucilazioni e altre forme di eliminazione fisica. Lo scorso anno in Iran sono state uccise in questo modo 113 persone, in Arabia Saudita 90, in Corea del Nord 75. Ma questi sono solo i dati ufficiali: le organizzazioni umanitarie e quelle che si occupano di diritti umani tendono a ritenere che questi dati siano errati per difetto. Secondo i dati forniti dalla Ong “Nessuno tocchi Caino”, in Europa l’unico Paese che ha eseguito sentenze capitali è stata la Bielorussia, con due casi. Negli Stati Uniti ne vengono eseguite oltre 50 l’anno; numeri non meno preoccupanti riguardano molti paesi africani e asiatici. Gli Stati che mantengono la pena di morte sono 54; erano 60 nel 2004. Quelli che l’hanno abolita, per legge o in pratica, sono 142. La Giornata mondiale contro la pena di morte si celebra ogni anno dal 10 ottobre 2003.