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Quale segnale per la vita?

Portogallo: dal referendum sull’aborto un messaggio anche per l’Europa

L’11 febbraio si terrà in Portogallo un referendum su una proposta di liberalizzazione dell’aborto fino alle dieci settimane di gravidanza (la legge in vigore lo permette soltanto quando c’è pericolo per la vita o la salute della madre, quando il bambino sarà affetto da grave e incurabile malattia o quando la gravidanza è frutto di violenza). Una proposta simile è stata respinta da una piccola maggioranza e contro tutte le aspettative con un referendum nel ’98. Contro la proposta, si sono mobilitati la gerarchia della Chiesa, ma soprattutto i cattolici in qualità di cittadini, con un’argomentazione che non ha nulla di confessionale e si basa su principi condivisi di rispetto per il diritto alla vita come primo dei diritti fondamentali. Un segnale importante anche per altri Paesi d’Europa. Il fronte del “sì” critica la “depenalizzazione” della donna che abortisce e dichiara di voler chiudere con l’aborto clandestino. Il fronte del “no”, afferma che la proposta non è soltanto di “depenalizzazione” (anche perché da anni nessuna donna è in prigione per aver abortito), ma mira a far diventare l’aborto un diritto senza condizioni, e che lo Stato deve aiutare le donne non ad abortire, ma a trovare alternative all’aborto, legale o clandestino che sia. La maggioranza dei politici (quasi tutti quelli del partito socialista al governo, tutti quelli dell’opposizione di sinistra e non pochi di quelli dell’opposizione di centro-destra) si schiera per il “si”. Ma la mobilitazione popolare è molto più forte dalla parte del “no”. La legge prevede la costituzione di gruppi civici con un numero minimo di 5000 persone per la partecipazione nella campagna elettorale. I gruppi per il “no”, nati in poche settimane e sparsi su tutto il territorio, sono il triplo di quelli per il “si”. Ognuno ha creato il proprio sito su Internet ed organizza dibattiti ed azioni di formazione. Un editoriale dell’agenzia Ecclesia (www.ecclesia.pt) affermava, pochi giorni fa, che non si vedeva un dinamismo così vivace “sin dai tempi dell’Azione cattolica”. Fino a pochi giorni fa, tutti i sondaggi indicavano un grande vantaggio per il “si”. Adesso sembra che la differenza sia molto più lieve. Qualcosa di simile si è verificato nel referendum del ’98. Non possiamo fare nessuna previsione…Comunque, tutto questo lavoro avrà il suo frutto al di là del risultato. Il referendum del ’98 aveva già suscitato la costituzione di diversi centri di aiuto alla vita. Adesso, l’azione di questi centri sarà di sicuro rafforzata ed altri ne potranno nascere a testimoniare l’amore di molta gente per la vita. E questa cultura di speranza è importante anche per il futuro dell’Europa. Un cartello di propaganda per il “no”, con una foto di una donna incinta, ricorda un noto verso del poeta Fernando Pessoa: Tudo vale a pena quando a alma não é pequena (nessun sforzo è vano quando c’è la grandezza dell’anima). Sui temi della vita e della persona umana quello che verrà dal Portogallo sarà un messaggio importante anche per l’Europa.