PIEMONTE

Un nuovo apprendistato

Approvato all’unanimità il testo di riforma

Il 16 gennaio il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità la riforma dell’apprendistato. I nuovi contratti potranno ora essere sottoscritti da giovani fino ai 29 anni e saranno di tre tipi diversi: per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione, professionalizzante e per l’acquisizione di un diploma o percorsi di alta formazione.La nuova legge. Maglie più larghe per l’assunzione dei giovani in azienda e, soprattutto, possibilità di acquisire un titolo di studio – dalla qualifica professionale alla laurea – grazie a un percorso formativo ad hoc svolto in azienda. Sono le due novità più rilevanti introdotte dalla riforma dell’apprendistato in Piemonte, che il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità nel corso della seduta del 16 gennaio scorso. La legge regionale 1/2007, che va a inserirsi nella disciplina nazionale sul tema (in particolare il Decreto legislativo n. 276/2003) si concentra in particolare sugli aspetti formativi del contratto, e prevede uno stanziamento pari a 90 milioni per il triennio 2007/2009. In totale, si prevede che riguarderà 40 mila lavoratori piemontesi.Cosa cambia. Nel dettaglio, la riforma innalza l’età di assunzione a 29 anni (prima era a 26) e individua 3 percorsi differenziati: uno rivolto a giovani e adolescenti per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione, un altro professionalizzante – in questo caso riservato ai giovani tra i 18 e i 29 anni – e infine un terzo per l’acquisizione di un diploma o percorsi di alta formazione. L’assessore regionale alla Formazione professionale, Giovanna Pentenero sottolinea la “valenza educativa” della riforma e si dice convinta che grazie alla nuova legge l’apprendistato “possa ora svolgere pienamente la sua funzione formativa all’interno del sistema educativo regionale, in un’ottica di integrazione tra i diversi canali oggi disponibili”. Non solo. Secondo l’assessore, la legge si rivelerà anche “uno strumento utile per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e consentire ai giovani apprendisti di raggiungere una qualificazione professionale anche attraverso percorsi di laurea e master universitari”. In effetti, negli anni scorsi l’apprendistato per l’alta formazione è già stato sperimentato con buoni risultati con 110 dipendenti di diverse aziende, alcuni dei quali hanno conseguito la laurea.Nuovi parametri. Perché possa essere applicata la nuova disciplina, comunque, saranno necessarie ancora alcune settimane. I funzionari regionali, infatti, sono al lavoro sulle norme applicative, dall’accreditamento delle aziende alla valutazione delle loro capacità formative, dalla formazione dei tutor alla parametrazione dei nuovi contratti con i crediti formativi assegnati all’apprendista. Proprio su questi aspetti si solleva qualche critica da parte del mondo imprenditoriale, che – pur condividendo la logica della riforma – punta il dito contro “l’introduzione di nuovi vincoli. La legge – osserva il presidente di Confartigianato Piemonte, Mario Giuliano – purtroppo non semplifica ma complica ulteriormente uno strumento già di per sé molto articolato”. “Per le imprese, soprattutto quelle piccole – prosegue – l’apprendistato sarebbe un mezzo estremamente prezioso, perché consente di formare espressamente la figure di cui c’è bisogno, che poi nella stragrande maggioranza dei casi vengono assunte. Ma con tutti gli obblighi da adempiere e i requisiti da rispettare l’utilità finisce per essere compromessa, così come compromesse sono anche le ricadute occupazionali”. Ora la formazione. Ottimista e soddisfatto, invece, il segretario regionale della Cisl, Mario Scotti, che lamenta soltanto “il ritardo con cui è stata approvata la legge. È da almeno tre mesi che l’intesa è stata raggiunta tra tutte le parti in causa, potevamo arrivare molto prima”. In ogni caso, il giudizio resta positivo: “Ora l’apprendistato ha tutte le carte in regola per essere rilanciato, sotto tutti i punti di vista. E noi monitoreremo l’applicazione della riforma, per definire eventuali ritocchi”, assicura ancora Scotti. Ora la parola passa al mondo della formazione, sul quale – come accennato – verranno riversati contributi per 90 milioni in tre anni, dei quali 40 già disponibili per il 2007: “Questa riforma può contribuire a sviluppare una diversa concezione dell’apprendistato – ha commentato don Stefano Colombo, direttore del Cnos piemontese, l’ente di formazione dei salesiani, interpellato dal settimanale diocesano torinese La Voce del Popolo all’indomani del voto in Consiglio -. Da contrasto agevolato per l’inserimento lavorativo deve essere concepito come contratto formativo a tutti gli effetti, e su questo versante l’esempio delle Germania, dove le aziende addestrano a proprie spese studenti e lavoratori, è chiarissimo”. “Una diversa considerazione del momento formativo sul luogo di lavoro è indispensabile per poter contare un domani su figure professionali qualificate e spendibili sul mercato del lavoro”, sottolinea ancora don Colombo.a cura di Renato Chiaromonti(09 febbraio 2007)