GERMANIA
Il ruolo degli imam nel dialogo religioso e culturale
Nell’edizione di gennaio della Herder-Korrespondenz, HANSJÖRG SCHMID , incaricato per il dialogo cristiano-islamico all’accademia della diocesi Rottenburg-Stuttgart, delinea in sintesi il ruolo degli imam in Germania. Fatti oggetto di sospetti e diffidenze sono richiesti ora come guide per l’integrazione e sono da alcuni anni al centro dell’interesse pubblico. Conoscenze molto limitate della lingua tedesca rendono difficile per gli imam diventare interlocutori per le Chiese cristiane e lo Stato; però anche nel mondo islamico si incomincia a riflettere sul loro ruolo. “Gli imam non hanno un ruolo particolare nella vita pubblica in Germania. Solo poche volte fanno parlare di sé come per es. l’imam di Lipsia, Hassan DABBAGH per il suo comportamento provocatorio in televisione o l’ex-imam di Mannheim, l’eloquente Bekir Albo?a, ora delegato della D?B?T (Unione islamica turca dell’ente per la religione ) per il dialogo con lo Stato tedesco”. Nelle discussioni attuali il tema imam è presente soprattutto per i cosiddetti “predicatori di odio”, anche se, secondo la polizia, si tratta di una piccola minoranza: 39 moschee in tutto sono state registrate come sospette. GLI IMAM NELLA DIASPORA. A causa del crescente numero di immigrati islamici nell’Europa occidentale la funzione degli imam sta cambiando: le moschee si stanno sviluppando come centri d’incontro per la minoranza musulmana e dall’imam si attende un ruolo di consulente per domande sociali; aumenta inoltre la richiesta di formazione religiosa. La predica del venerdì, tenuta nella lingua del Paese di provenienza, assume un ruolo centrale. Però anche nel dialogo all’esterno della comunità c’è una richiesta di imam come interlocutori: il loro ruolo viene visto come quello dei preti cristiani, anche se si deve far notare che le categorie cristiane non sono applicabili in generale alle strutture islamiche. Nel passato gli immigrati musulmani, organizzandosi in associazioni culturali, arrivarono presto a superare i limiti della loro sfera religiosa. Lo stato turco reagì fondando la D?B?T e mandando imam dalla Turchia. I consigli che presiedono le associazioni culturali hanno però un’influenza molto più grande. Anche fedeli più giovani cresciuti nella diaspora sono spesso meglio informati e rappresentano perciò molto meglio le comunità di tanti imam. Jamal MALIK , studioso dell’Islam, scrive sempre su Herder-Korrespondenz, che “l’imam perciò non è affatto quel rappresentante dell’islam come da molti è ritenuto”. Gli imam, venendo preparati solo per un’attività nel Paese di origine, non hanno competenza linguistica e conoscenza del Paese in cui operano. L’unica conoscenza che possono presentare è il saper a memoria il Corano. Solo una parte degli imam ha compiuto studi islamici; non sono quindi rare le lacune di competenze teologiche. Nei centri di formazione del mondo islamico (soprattutto all’Università Al-Azhar al Cairo, in altre università del mondo arabo, della Bosnia e della Turchia) si incomincia a dare più importanza alla conoscenza della lingua straniera. In generale però si può notare il persistere di un orientamento al Paese e alla lingua d’origine anche se man mano si sta prendendo atto della necessità che musulmani cresciuti in Germania diventino imam. FORMAZIONE DI IMAM IN GERMANIA. Su iniziativa della chiesa evangelica sono stati fatti i primi passi: il centro di consulenza per incontri cristiano-musulmani a Wuppertal organizza regolarmente dal 1988 corsi per pastori ed imam. Corsi intensivi di lingua per imam vengono offerti dal ministero degli Esteri tedesco in cooperazione con il ministero turco per la religione e il Goethe-Institut ad Ankara. Per il futuro si sta discutendo sulla possibilità di una formazione in Germania, per esempio all’interno delle università, analoga alla formazione dei preti e teologi cristiani. Il grado di organizzazione dell’islam non è però paragonabile a quello delle chiese cristiane; perciò sorgono difficoltà tra le competenze delle varie associazioni e lo Stato, come è già successo dopo l’introduzione delle lezioni di religione islamica a scuola. È ovvio che per questo problema non può esserci una soluzione veloce; ma aspettare rimanendo inattivi è certamente errato. Meglio sarebbe invece adoperarsi per un Islam radicato in Germania, cominciando ad apprezzare il lavoro eseguito in questo campo da parte delle associazioni islamiche e cercando di avviare progetti partendo dai punti in comune anziché creare contrasti evidenziando la disparità di interessi all’interno dell’islam e con lo Stato. SCHEDA “Imam” (in arabo), oppure “Hoca” (in turco) vengono chiamati anzitutto i successori del profeta e i capi spirituali (dagli sciiti). Oggi i compiti degli imam sono “presiedere alla preghiera rituale, tenere la predica del venerdì, eseguire i riti della nascita, del matrimonio e della morte, fare catechesi dando lezioni del Corano, ma anche rispondere alle domande religiose dei fedeli.” Le moschee sono posti di preghiera e la premessa per diventare imam è in primo luogo la conoscenza dei riti di preghiera in lingua araba.