UNGHERIA
La comunicazione religiosa dopo il regime comunista
Uno dei maggior problemi dei media cattolici ungheresi è il ricordo ancora vivo nel clero, residuo dei tempi comunisti, di quando le iniziative pastorali dovevano essere tenute segrete. Da qui si capisce come il regime sovietico, già allora, esercitasse una forte influenza sulla Chiesa. Oltre ai problemi interni, risalenti al passato, oggi la sfida dell’informazione religiosa è di sopravvivere nella stretta delle grandi reti commerciali. Eppure, facendo i conti a 17 anni dalla trasformazione del sistema, nella comunicazione della Chiesa ungherese si possono notare molti progressi. Ne abbiamo parlato con Csongor Szerdahelyi, direttore dell’ufficio stampa della Conferenza episcopale ungherese. Come giudica la presenza dei media cristiani nel panorama dell’informazione ungherese? “Oggi è molto più forte che nei tempi precedenti al 1989, l’anno dei cambiamenti. La Chiesa ha diversi settimanali, riviste mensili, periodici, ma anche gli ordini religiosi e i movimenti hanno dei prodotti di buona qualità. Oltre a questo, la Chiesa dispone di tre radio, la nazionale “Radio cattolica”, e due regionali; vi sono inoltre alcune redazioni cattoliche che preparano regolarmente trasmissioni anche per la tv e la radio ungherese. La Chiesa è attiva anche su Internet. L’informazione religiosa è promossa da molti strumenti mediatici nazionali e regionali, ma è evidente che non possiamo competere con i media laici che hanno grandi sponsor internazionali”. Esiste un’attenzione reciproca tra gli organi cattolici e laici? C’è collaborazione? “I media laici dimostrano maggiore attenzione verso i più grandi organi cattolici: li citano e li utilizzano come fonte d’informazione. La stampa religiosa naturalmente osserva, prepara rassegne e se è necessario ‘polemizza’ con i mass media laici”. I media cattolici possono contare sull’aiuto dei fedeli e della Chiesa nazionale? “I settimanali si autofinanziano, mentre molti mensili sono sostenuti dagli ordini religiosi. Le radio sono finanziate soprattutto dalla Conferenza episcopale, ma ricevono aiuto anche dai movimenti”. I giornali cattolici sono presenti anche in edicola o sono distribuiti nelle chiese? “I due grandi settimanali cattolici si comprano anche in edicola, ma la maggior parte degli acquisti avviene nelle parrocchie e nelle chiese”. La “Radio cattolica” è un’iniziativa riuscita? È prevista anche una tv? “Si, in pochi anni ha raggiunto un alto numero di ascoltatori, e la qualità delle trasmissioni ha meritato i riconoscimenti degli altri media e il favore del pubblico. La televisione, per ora, non è prevista, ma programmi religiosi vengono regolarmente trasmessi sui canali della Tv ungherese”. Quale è il problema più rilevante della stampa cattolica ungherese? “Spesso, ancora oggi, il clero non si accorge del potenziale pastorale che i media rappresentano. La strategia di comunicazione della Chiesa, prima del 1989, poteva essere illustrata col motto: “Oh, che non si sappia in giro!” vale a dire che, se accadeva qualcosa di bello nella Chiesa, ad esempio la nascita di movimenti, nuove conversioni, pellegrinaggi…, i preti tentavano di non rivelarlo per paura delle ritorsioni delle autorità comuniste, che cercavano di privare la Chiesa dei suoi religiosi migliori spostandoli in piccoli villaggi nascosti, senza giovani e comunità. Il cambiamento del sistema ha coinciso con l’inizio di una nuova era di comunicazione, nella quale la ‘lotta per le anime’ si svolge anche in pubblico. Gli avvenimenti diventano veramente realtà solo se i media ne parlano: la Chiesa ha bisogno di adattarsi a questi nuovi tempi”. Scheda La stampa cattolica nel periodo comunista era ridotta a “Új Ember” (Uomo Nuovo), l’unico settimanale religioso tollerato, ma rigorosamente controllato dalla censura. Con i mutamenti politici la Chiesa si è trovata in una nuova situazione: al posto del tema della libertà sono emerse le difficoltà di reperire fondi e strutture, per non parlare della mancanza delle competenze necessarie. Oltre alle iniziative nazionali sono nati prodotti di stampa regionali. Queste piccole imprese sono partite su base volontaria, senza fondi e senza il coordinamento della Conferenza episcopale, spesso anche senza professionisti, ma con tanto entusiasmo, soddisfacendo un bisogno locale. I due grandi settimanali cattolici ungheresi, “Új Ember” e “Keresztény Elét” (vita cristiana) sono venduti in gran numero di copie anche al di fuori dei confini nazionali, in particolare in Romania e Slovacchia dove in tutto vivono oltre 2 milioni di ungheresi. La prima agenzia di informazione cattolica dell’Europa centrale, “Magyar Kurír”, pubblica le sue notizie su Internet. Sebbene sia stata fondata 95 anni fa, oggi si è rinnovata sul web e offre informazioni aggiornate in tempo reale in quattro lingue. La Radio cattolica ungherese trasmette da tre anni 24 ore al giorno.