Francia: criticare le religioni, non deriderle

Tre quarti dei francesi crede che non sia giusto deridere le religioni, i loro fondatori, i loro credenti e i loro rappresentanti. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato su www.pelerin.info, il sito dell’omonimo settimanale cristiano che ha realizzato l’indagine ponendo agli intervistati (un campione di 1000 persone sopra i 18 anni) le seguenti domande: "È accettabile deridere pubblicamente le religioni? È accettabile criticarle apertamente? È giusto che i rappresentanti religiosi ricorrano ai tribunali per ottenere giustizia da coloro che li criticano?". Guardando nel dettaglio i risultati emerge che tra il 76 e il 78% dei francesi è contrario a scherzare sulle religioni e sui loro rappresentanti e fondatori. Un dato interessante, commenta il sito, "in una Francia laica e volteriana". Ancor più interessante è il dato di coloro che contestano la possibilità di critica delle religioni: il 51% con punte fino al 62%, specialmente quando questa va a toccare gli insegnamenti delle fedi. Più sfumate le posizioni dei francesi sulla possibilità di ricorrere alla giustizia per avere ragione delle critiche ricevute. Il 48%, infatti, si dice contrario, come a dire che la giustizia non dovrebbe essere investita di questi problemi. Rileggendo i dati mons. Jean-Michel Falco Leandri, vescovo di Gap e presidente della Commissione dei vescovi francesi per le comunicazioni ha commentato che sono "stupefacenti. Tutto si può criticare, ma la critica deve essere misurata e intelligente ed offrire la possibilità di una presa di coscienza. Diversamente la critica uccide. La critica non è derisione".