AEE3

Cristiani per l’Europa

Wittenberg, ultima tappa verso Sibiu (4-9 settembre 2007)

Dal 15 al 18 febbraio, circa 150 rappresentanti delle Chiese cristiane d’Europa si sono incontrati a Wittenberg (Gemania) per la terza e ultima tappa di avvicinamento all’Assemblea ecumenica europea (Aee3), promossa dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), dalla Conferenza delle chiese europee (Cec/Kek) e prevista a Sibiu (Romania) dal 4 al 9 settembre 2007. “La luce di Cristo illumina tutti – Riscoprire il dono di luce che il Vangelo di Cristo è per l’Europa di oggi” era il tema che, nella cittadina di Martin Lutero, i delegati hanno approfondito. “Lutero non ha mai voluto la divisione, ma l’unità nella fedeltà al messaggio di Cristo” ha precisato il pastore JEAN-ARNOLD DE CLERMONT (Francia), presidente della Cec, in apertura di incontro. Un’unità delle Chiese che, come ha aggiunto il presidente del Ccee, cardinale PÉTER ERDÖ (Ungheria), in un’Europa sempre più allargata “è una grande sfida per i cristiani e un segno di speranza”.UN NUOVO PROTAGONISMO DELL’EST. Il protagonismo dei nuovi Paesi membri dell’Unione europea e degli stati situati nella parte più orientale del continente è stato uno dei tratti salienti dell’incontro di Wittenberg. Bulgaria e Romania chiedono oggi che alla loro entrata nell’Ue possa corrispondere un rinnovato impegno ecumenico. “Grandi sono le speranze” ha affermato suor JOLANTA GALACH della Chiesa cattolica romana di Bulgaria, terra in cui i cristiani sono l’1% della popolazione, e accanto vi è “la paura di poter perdere la propria identità, inghiottita dall’Europa stessa. Ci auguriamo – ha concluso – che l’Europa cristiana a cui la Bulgaria si apre sappia sostenerla anche sotto l’aspetto spirituale”. L’identità del continente va ben oltre il processo di allargamento istituzionale e per molti paesi – come Svizzera, Serbia e Montenegro, Bosnia, Bielorussia, Ucraina, Turchia, i cui delegati sono intervenuti nel dibattito – “il dialogo e l’impegno comune tra le Chiese è un fattore di avvicinamento. LE CHIESE E L’EUROPA. Ma Francia e Paesi Bassi hanno detto no alla ratifica della Costituzione europea. “Come Cec prendiamo sul serio anche questa opinione”, ha affermato il reverendo luterano RÜDIGER NOLL , direttore della Commissione Chiesa e società che, nell’incontro dedicato alla “Visione delle Chiese per l’Europa di oggi” ha affermato la necessità di “un nuovo segnale”. L’incrocio è la metafora della nuova situazione, ricca di sfide anche per i cristiani: una più equa condivisione delle risorse, l’attenzione alla “povertà che tocca in Europa un bambino su 5”, i cambiamenti climatici, le migrazioni, la libertà delle minoranze, un’Ue che sia “degli esseri umani e non solo delle istituzioni”, un “allargamento che sia dei valori e non geografico”. Di fronte a tutto ciò l’Aee3 sarà “un forum dove le voci dei nuovi Stati membri possano essere ascoltate”. “Come leader di Chiese dobbiamo rieducarci e rieducare a riconoscere il successo del progetto Europa”, ha sostenuto NOËL TREANOR , segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). Pur guardando a nuove sfide, interne ed esterne, ha affermato che “noi abbiamo già una visione, quella che ha fatto nascere l’Europa negli anni ’50: consolidare la pace attraverso la riconciliazione”. UNITÀ NELLA DIVERSITÀ. L’idea che vi sia, dentro le Chiese, una diversità riconciliata ha fatto da sfondo anche agli interventi del cardinale JEAN PIERRE RICARD , presidente della Conferenza episcopale francese e vicepresidente del Ccee, e del reverendo THOMAS WIPF , presidente delle Chiese evangeliche europee e membro della Cec/Kek.Si è affermato che la prospettiva del “dispiegamento delle differenti voci armoniche di una Chiesa comunione” che ha le radici nel Concilio Vaticano II e il modello di una “unità nella diversità riconciliata” sono il contributo che la teologia cattolico-romana e il protestantesimo sono in grado di offrire all’Europa, anche per mezzo della concretezza dei rapporti interpersonali e comunitari. UN MESSAGGIO . L’incontro si è concluso domenica 18 febbraio con la consegna a tutti i partecipanti della “Lettera ai cristiani d’Europa”. “In questo cammino comune”, si legge nel documento, “abbiamo cercato di approfondire la reciproca fiducia e comprensione vivendo, lavorando e pregando insieme”. Un pensiero viene rivolto “ai tanti che vivono la loro vocazione di testimoni sacrificali nelle situazioni difficili che ancora esistono nel nostro continente”: “coloro che lavorano per la libertà e la dignità umane” incoraggiano le comunità cristiane a “superare la paura e la sfiducia”. “Vi invitiamo tutti a un pellegrinaggio della luce”, è la proposta ai cristiani europei in preparazione all’Aee3, “che ci invita a riconoscere le oscurità della nostra incomprensione”. Per superare “sospetto e inimicizia” i passi da compiere sono quelli di “unirsi nella preghiera” e “lavorare per portare giustizia e speranza” nel continente. L’auspico è che “il cammino verso Sibiu diventi un altro punto di partenza, per i cristiani d’Europa”.