SCIENZA E VITA
Si terrà nei giorni 23 e 24 febbraio in Vaticano il congresso internazionale “La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita” promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita. Il 20 febbraio si è svolta, presso la Sala Stampa Vaticana, la conferenza stampa di presentazione. Ecco alcuni spunti emersi durante l’incontro.
C’è spazio per la coscienza cristiana. “Siamo convinti che non soltanto c’è uno spazio legittimo per la coscienza cristiana nella società pluralista, ma c’è un’utilità per tutta la società quando la coscienza cristiana può esprimersi e può offrire il suo contributo”: lo ha detto mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, durante l’incontro di presentazione del congresso internazionale. Mons. Sgreccia ha aggiunto che “da parte della Chiesa c’è la convinzione, manifestata nei suoi insegnamenti e ultimamente nella Enciclica Fides et ratio, che la coscienza cristiana, specie se testimoniata con coerenza, è di conforto per la ragione e per la vita di tutti”. Sullo sfondo del congresso internazionale ci sono i temi etici, molto dibattuti in questi ultimi tempi in Italia e in diversi paesi del mondo, dell’obiezione di coscienza di fronte a situazioni come l’aborto, l’eutanasia, la distruzione di embrioni a scopo di ricerca, la clonazione. A questo riguardo, mons. Sgreccia ha sottolineato che “l’obiezione di coscienza, se accompagnata da amore di verità ad ogni persona, non è una fuga dalle responsabilità, ma al contrario un’assunzione di una testimonianza di aiuto”.
Il ruolo del magistero. Mons. Anthony Fisher, vescovo ausiliare di Sidney e docente di bioetica e teologia morale all’Istituto “Giovanni Paolo II” della sua città, richiamando “un’importante lezione dell’allora cardinale Ratzinger su Coscienza e Verità” ha sottolineato “i pericoli di una canonizzazione della soggettività”: “Di fronte alle perduranti divisioni sulla coscienza e sull’autorità morale identifico – ha detto – due utili filoni del pensiero contemporaneo: la chiamata comunitaria a pensare insieme alla propria comunità morale e gli approcci della ragione pratica alla maturazione della coscienza. Dinanzi a questi punti di vista, il magistero non è una qualsiasi fonte esterna di pensiero morale con cui la coscienza individuale deve venire a contatto: essa informa la coscienza praticamente come l’anima informa il corpo”.
Cosa significa “tolleranza”. “Una società ideologicamente tollerante non è disposta a sopportare l’obiezione di coscienza”: lo ha detto mons. Jean Laffitte, docente di antropologia e spiritualità coniugale e vicepresidente dalla Pontificia Accademia per la vita. “Una tale società – ha spiegato – non tollera l’idea che ci sia una verità da ricercarsi, che una tale verità possa avere un carattere universale e che siano necessari i dibattiti di fondo”. Secondo mons. Laffitte, “una tale società tende a imporre un pensiero unico che può generare un totalitarismo ideologico e sociale. Nei fatti, la tolleranza ideologica sopprime il solo punto di vista che rispetta la dignità dell’uomo”. Parlando dell’obiezione di coscienza in campo medico, il relatore ha fatto riferimento ad eventi come “l’aborto, il rifiuto di prestare il proprio consenso a degli atti di eutanasia, di esecuzione capitale, di distruzione di embrioni”. A proposito dell’aborto, ha affermato che “l’ideologia che lo ha presentato come un diritto personale, ha privato la società di riflettere serenamente sulla questione fondamentale dello statuto dell’embrione, per timore che sia rimessa in questione questa scelta legislativa”.
Inghilterra, adozioni a coppie gay? Il prossimo 6 aprile in Gran Bretagna dovrebbe entrare in vigore una legge che, nell’intento di “evitare discriminazioni”, prevede l’adozione di bambini anche da parte di coppie omosessuali. È così stato chiesto a mons. Sgreccia come dovrebbero comportarsi le agenzie cattoliche britanniche preposte alle adozioni di fronte a un simile evento. La sua risposta è stata: “Io sostengo, credo di non sbagliare, che l’obiezione di coscienza è pienamente fondata e mi meraviglierei se in una nazione come l’Inghilterra, solitamente ritenuta la patria delle libertà fondamentali si rifiutasse di riconoscere questa obiezione da parte dell’agenzia o si insistesse nel fatto di porre un aut aut – o accettate o chiudete – perché questo sarebbe il contrario della libertà”. Mons. Sgreccia ha poi aggiunto: “Spero che questo non avvenga o che comunque susciti qualche ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo. C’è una tendenza tuttavia nell’Europa, per esempio anche nella Convenzione di Oviedo, ad ignorare l’obiezione di coscienza. L’obiezione di coscienza, intendiamoci, non rimedia tutto, rimedia soltanto per colui che la fa. Ma almeno che questo diritto sia salvaguardato come libertà della persona”.
(21 febbraio 2007)