POLONIA

Mons. Michalik (Przemysl): “un momento di prova”

“Non ho mai collaborato con i servizi di sicurezza del regime comunista. Non ho mai sottoscritto alcun impegno di collaborazione, non ho mai accettato né regalie né compensi”. È quanto ha dichiarato lo scorso 15 febbraio mons. Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca e arcivescovo di Przemysl, dopo essere stato informato dalla Commissione storica ecclesiale di essere stato annotato con lo pseudonimo Zefir (Zefiro), nel 1975, nei registri dei collaboratori del regime comunista dai quali è stato cancellato nel 1978. “Ho sempre insegnato – ha dichiarato pubblicamente mons. Michalik – che bisogna stare nella verità. Non ho mai fuggito la verità, e proprio per questo oggi l’affermo apertamente. Bisogna cercare la verità anche sopportando le diffamazioni”. L’arcivescovo ha poi aggiunto: “Questo per me è un momento di prova. Ho sempre pensato di essere stato vigile rispetto ai sotterfugi adottati dai funzionari del regime comunista”. Mons. Michalik ha detto di essere stato avvicinato, per la prima volta, dai funzionari dei servizi di sicurezza nel 1961, quando ancora era alunno del seminario. Di questo tentativo d’intimidazione ha immediatamente informato il parroco e il rettore del seminario. Mons. Michalik ha dichiarato di non essere mai stato informato della registrazione come collaboratore. Come non lo è stato nel momento della cancellazione dal registro, avvenuta (nel 1978) in concomitanza con la sua partenza per Roma. Come possibili circostanze della registrazione (1975), mons. Michalik ha citato il dispositivo interno dei servizi di sicurezza, in vigore dal 1973, che permetteva di annotare nei registri di collaboratori delle persone anche a loro insaputa. L’arcivescovo ha ricordato di aver rifiutato un qualunque contatto con i funzionari dei servizi, in occasione del rilascio del passaporto per il viaggio a Roma nel 1978, e ha affermato di non essere stato sollecitato apertamente dai funzionari con richieste di collaborazione in alcun’altra occasione. La Commissione storica ha stabilito che mons. Michalik è stato registrato come collaboratore dei servizi di sicurezza comunisti ma, nella documentazione (parziale) conservata presso l’Istituto di memoria nazionale, non vi sono tracce di alcuna sua azione concreta. Non vi sono documenti che confermerebbero degli eventuali contatti. Il carteggio di mons. Michalik è incompleto in quanto gran parte della documentazione dei servizi comunisti è andata distrutta dopo la caduta del regime nel 1989.