Sul ritiro dall’Iraq delle forze armate britanniche, annunciato da Blair, così la Frankfurter Allgemeine Zeitung (22/2): “ Bassora non è Baghdad: a questa semplice formula può ricondursi la decisione di Blair di ritirare nei prossimi mesi 1600 soldati dal sud dell’Iraq. In tal modo si pone esteriormente in contrasto rispetto a Bush che contro il volere dell’opposizione e contro il parere dei suoi ha deciso di rafforzare il contingente americano a Baghdad e intorno a Baghdad: non quanto sarebbe necessario ma comunque in misura tale da accendere le polemiche interne . […] La realtà è questa: la situazione a Bassora non corrisponde alle immagini di guerra civile di Baghdad. Le forze di sicurezza composte dagli sciiti mostrano di essere una potenza disciplinatrice“. E sulla Frankfurter Rundschau, Peter Nonnenmacher scrive: “ Quattro anni dopo l’invasione dell’Iraq, la Gran Bretagna inizia il ritiro delle aree occupate. La democrazia irachena, si dice a Londra, è talmente consolidata da poterlo consentire… Non tutti i britannici riconoscono nel quadro delineato dal premier Tony Blair la realtà irachena. Per i più, anche per i deputati laburisti, la campagna di Blair è piuttosto una catastrofe che ha indebolito l’Onu, diviso l’Europa, lasciato l’Iraq in uno stato deplorevole e la regione in una situazione precaria”.Sull’ Equality Act , legge sull’uguaglianza che entrerà in vigore nel Regno Unito il prossimo 6 aprile e che obbligherà anche le agenzie cattoliche a permettere le adozioni alle coppie gay interviene l’ultimo numero del mensile della diocesi di Glasgow (Scozia) FLOURISH (2/2007). “ Un secolarismo aggressivo, battagliero e con amici potenti nelle alte sfere – si legge in un commento – sta cercando in ogni occasione lo scontro con la Chiesa” e “ le coscienze di milioni di cittadini britannici vengono gravemente ferite poiché la correttezza politica soppianta inesorabilmente i valori cristiani. Non vi è libertà di fede. No – insiste la nota – tutto deve essere conforme”. “Come cristiani, che cosa dobbiamo fare quando il governo del nostro Paese decide di interferire in ambiti morali e spirituali nei quali è privo di giurisdizione? Quando la nostra coscienza viene oltraggiata?”.“ Più si riflette sul senso e sull’articolato del disegno di legge Bindi-Pollastrini sui cosiddetti “Dico” più risulta evidente che lo sforzo di mediazione – pure prodottosi in seno al governo – non ha condotto a risultati apprezzabili. E questa constatazione rafforza le preoccupazioni iniziali. E genera un allarme che – ancora una volta – da cittadini non possiamo tacere” . Lo scrive Marco Tarquinio nell’editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (22/2) Il giornale sottolinea che il testo del governo sulle convivenze “è e resta da ripensare”, rileva la preoccupazione trasversale, “parlamentari di maggioranza e d’opposizione e addetti ai lavori, esponenti dell’associazionismo ecclesiale e semplici cittadini” per “ le paradossali ricadute antifamiliari e anticomunitarie di un progetto che viene, invece, presentato come solidaristico». Sottolinea, infine, la mobilitazione “civile” in atto nel mondo cattolico. Ai matrimoni tra cittadini di diversi Stati dell’Unione europea il quotidiano cattolico francese LA CROIX (21/2) dedica un ampio dossier. Queste coppie, che costituiscono, in media, il 2,25% del totale europeo, con un massimo in Lussemburgo (39%) e un minimo in Grecia (0,6%), “ creano – secondo il dossier – famiglie capaci di educare i figli ad una concreta cittadinanza europea”. Le difficoltà maggiori sono quelle di “armonizzare due culture differenti, imparare la lingua dell’altro, decidere in quale Paese si andrà a vivere e quindi a quale famiglia d’origine si sarà più vicini”. Ma vi sono questioni anche di natura giuridica: “ con la nascita di un figlio, ad esempio, la sua nazionalità è una scelta da compiere insieme, a meno che i due Paesi non accettino la doppia nazionalità“. Ciò che sembra soprattutto importante, sottolinea il dossier, “è la capacità di offrire ai propri bambini un’identità forte, fondata sugli elementi di ricchezza che derivano dall’incontro delle culture dei genitori”. Per l’eurodeputata Evelyne Gebhardt , intervistata dal quotidiano, “è comunque urgente un adeguamento del diritto di famiglia a questa realtà”. “Per chi la Quaresima?” chiede il settimanale cattolico PRZEGLAD KATOLICKI (7/2007. “La Quaresima è una proposta sensata solo per quelli che non hanno paura del silenzio e della riflessione ma lo è anche per chi è più importante essere che avere. Alle persone incapaci di riflettere e agli egoisti può essere causa di preoccupazioni, mentre diventa possibilità e ispirazione per chi, seguendo Gesù, vorrebbe pensare saggiamente, maturare nell’amore e lavorare con onestà. Ogni cristiano sa che un essere umano è grande in quanto amato da Dio e capace di amare a sua volta. Ma essere cristiano significa anche essere minacciato dal cinismo, dall’immoralità e dalle proprie debolezze (…) Per i realisti la Quaresima è il momento giusto per privarsi di tutto ciò che disturba lo sviluppo e ostacola il raggiungimento della felicità. Privarsi di rumore e ingenuità”.