COMMISSIONE EUROPEA
L’unità si raggiunge con la conoscenza delle lingue
“Dobbiamo sostenere il patrimonio linguistico dei Paesi europei, ma dobbiamo anche comprenderci reciprocamente all’interno dell’Ue e capire i nostri vicini”: LEONARD ORBAN ha assunto dal 1° gennaio la carica di commissario al multilinguismo, un settore della politica comunitaria che finora non aveva un portafoglio ad hoc. Per questa ragione l’Esecutivo Barroso ha definito un'”agenda politica” specifica, illustrata la scorsa settimana a Bruxelles.23 IDIOMI E TRE ALFABETI. Proprio mentre Orban si insediava nel suo ufficio di commissario, l’Ue abbracciava tre nuove lingue – romeno, bulgaro e gaelico, parlato in Irlanda -, facendo salire a 23 gli idiomi ufficiali in ambito comunitario e a tre gli alfabeti in uso: latino, greco, cirillico. Una realtà complessa da gestire. Basti pensare alle accresciute esigenze del servizio di traduzione e di interpretariato, che richiedono personale e risorse economiche aggiuntive per evitare che l’Unione europea si trasformi in una “moderna babele”. Leonard Orban sembrerebbe la persona adatta per guidare il settore: giovane (ha 46 anni), economista, ingegnere, interessi personali eclettici (musica, letture, cinema…), conosce varie lingue: il rumeno è la lingua madre, ma parla anche inglese e francese, le lingue di lavoro Ue, nonché l’italiano. “Per lavorare insieme – spiega – gli europei non possono fare a meno delle lingue; esse toccano l’essenza stessa dell’unità nella diversità, che caratterizza l’Unione”.TRE COMPITI PER ORBAN. “La diversità linguistica è una realtà quotidiana dell’Ue”, si legge nella strategia adottata dalla Commissione, che ne rileva l’importanza “per l’istruzione, l’apprendimento permanente, la competitività economica, l’occupazione, la giustizia, la libertà dei cittadini”. “La Commissione è impegnata a promuovere questa caratteristica fondamentale. Il mandato del commissario Orban avrà come obiettivo principale la definizione del contributo del multilinguismo” in tre particolari direzioni: la competitività economica e la creazione di posti di lavoro; l’apprendimento permanente e il dialogo interculturale; la “promozione di uno spazio per il dialogo politico attraverso una comunicazione multilingue con i cittadini”. LE LINGUE E GLI AFFARI. La prima considerazione emersa dall’Esecutivo è che “oggi aumenta, di pari passo con la mondializzazione dell’economia, il rilievo delle lingue nelle attività produttive e commerciali”. Secondo uno studio effettuato per conto della Commissione dal Cilt (Centro nazionale britannico per le lingue), “ogni anno migliaia di imprese europee perdono opportunità e contratti a causa della carenza di competenze linguistiche”. La conclusione del Cilt è che “le piccole imprese avrebbero enormi possibilità di accrescere le loro esportazioni se investissero maggiormente nelle lingue”. Infatti le imprese capaci di rafforzare tale caratteristica “sono in grado di sfruttare meglio le occasioni commerciali offerte dal mercato interno dell’Ue” e da quello internazionale. Sul rapporto tra multilinguismo e competitività economica, nel secondo semestre 2007 sarà istituito un Forum delle imprese. Inoltre – aggiunge Orban – va incoraggiata “la ricerca sulle nuove tecnologie per l’apprendimento delle lingue e l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di traduzione e interpretazione”.LE PROSSIME MOSSE. Il secondo campo di attività riguarderà l’insegnamento e l’apprendimento permanente e, collegato a questo, il dialogo interculturale. Perciò sono in programmazione iniziative per coinvolgere gli istituti scolastici e le università, nonché le scuole per interpreti e traduttori. Ma si guarda anche al possibile ruolo dei mass media e in particolare alla televisione (film in lingua originale sottotitolati) e a internet. Iniziative specifiche verranno studiate considerando che il 2008 sarà l’anno europeo del dialogo interculturale. È inoltre necessario che il multilinguismo “si ponga al servizio della democrazia europea”: l’accesso alla normativa comune, alle attività in corso e al processo decisionale dell’Ue, dovrebbero diventare un caposaldo di una comunità che “nasce dal basso”, consentendo ai cittadini di partecipare al dibattito politico. “Al fine di migliorare la comunicazione con i cittadini, la Commissione cercherà di incrementare la copertura multilingue dei suoi siti web”, oltre a fornire una serie di servizi più sofisticati, utili alle imprese, ai centri di ricerca e alle università. Infine, visto che il portafoglio del multilinguismo ha una “dimensione orizzontale, in quanto interagisce strettamente con le altre politiche dell’Unione europea”, è stato istituito un gruppo di studio ad alto livello, che presenterà le sue conclusioni il prossimo 26 settembre; all’inizio del 2008 si svolgerà una conferenza ministeriale sul multilinguismo, seguita da una “comunicazione” dell’Esecutivo che dovrebbe delineare una strategia compiuta dell’Ue in tale ambito.