BASILICATA

Sostegno alla famiglia

Nel disegno di legge un inciso non condivisibile

Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato, il 6 febbraio scorso, il disegno di legge della Giunta regionale che “delinea e regola la rete regionale integrata dei servizi di cittadinanza sociale”, con l’obiettivo di “assicurare unitarietà e continuità di risposta ai bisogni di sostegno, cura, assistenza e salute delle persone e delle famiglie attraverso l’impegno coordinato delle istituzioni, delle strutture di servizio, delle comunità locali e delle formazioni sociali”.Tra i principi ispiratori del provvedimento, sono enunciati il coordinamento delle politiche sociali con le politiche della salute, dell’ambiente, della formazione e della scuola, il sostegno alla condizione e all’occupazione femminile, la conciliazione lavoro-famiglia, la valorizzazione sociale della differenza di genere e “la valorizzazione della vita familiare e del contesto di stabili relazioni affettive”. Quest’ultimo inciso ha registrato la perplessità di mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo e presidente della Conferenza episcopale della Basilicata: “Si tratta dell’affermazione di un principio – oltre la valorizzazione del nucleo familiare prevista dalla Costituzione – non condivisibile e di natura indebita, in quanto la relativa competenza non appartiene alla legislazione regionale ma a quella nazionale”.Punto di partenza. “La legge – ha affermato Giancarlo Grano, responsabile della Consulta del laicato cattolico della Basilicata – si pone come un buon punto di partenza per raggiungere e risolvere le situazioni di povertà materiale”. Infatti, “le politiche riparative messe in campo appaiono efficaci, anche per l’armonico coinvolgimento di tutti gli enti e gli attori sociali e per la visione programmatica delle misure da adottare”. Molto interessante risulta, attraverso l’istituzione del Servizio informativo sociale, “il criterio della diffusione delle informazioni sulle opportunità offerte dalla legge, essendo noto che uno dei problemi maggiori delle politiche socio-assistenziali è quello del raggiungimento concreto di quanti sono in situazione di bisogno e spesso le misure previste raggiungono solo gli informati o i già garantiti”. Innovative appaiono, inoltre, “la misura del buono sociale, che consente di remunerare le persone che si dedicano alla cura di un familiare, e quella dei titoli sociali, ovvero la possibilità di ottenere erogazione di servizi in alternativa ai contributi sociali”.”Proprio in virtù dei suoi aspetti positivi e innovativi – ha proseguito Grano – l’esplicita intenzione espressa in fondo all’art. 2 di voler valorizzare, accanto alla famiglia, ogni contesto di stabili relazioni affettive appare dissonante, ambigua e contraddittoria”. Infatti, “la genericità e indeterminatezza dell’espressione, di per sé innocua, allude a un tentativo, non più nascosto, di legittimare e dare valore sociale a ogni forma di rapporto interpersonale”. Tuttavia, “la valorizzazione dei legami tra persone da parte delle istituzioni pubbliche non dipende dal valore che i singoli attribuiscono soggettivamente ad esso – in questo caso l’esistenza di affetti – ma dal contributo sociale che tale legame può generare”. “In mancanza di effetti sociali certi e duraturi, come quelli garantiti dalla famiglia – ha concluso Grano – siamo di fronte a realtà da raggiungere ma non da valorizzare, a meno che non si voglia destrutturare proprio la famiglia, che in questa legge è pensata come asse portante”.Il ruolo dell’associazionismo. “Si tratta senz’altro di provvedimenti giusti e necessari nei confronti di molte persone in difficoltà – ha sottolineato Salvatore Masi, presidente regionale del Forum delle famiglie – ma una politica per la famiglia avrebbe bisogno di una diversa più ampia progettualità. In questa direzione si colloca, probabilmente, l’ordine del giorno collegato alla legge ed approvato all’unanimità, con il quale si impegna la Giunta regionale a specifiche attenzioni verso le esigenze delle famiglie e della vita familiare”. “Uno strumento specifico a favore della famiglia – ha spiegato Masi – esiste già ed è la legge n. 45 del 2000; si tratta di dare ad essa attualizzazione anche attraverso il concorso dell’associazionismo familiare”.Un punto dolente del disegno di legge approvato è, infatti, “il mancato coinvolgimento delle associazioni nonostante l’art. 14 preveda l’istituzione di un Forum regionale dell’economia solidale quale organo consultivo, composto da vari soggetti tra i quali i rappresentanti delle famiglie”. “Spesso capita – ha aggiunto Masi – che ai tavoli in cui si prendono decisioni nell’interesse dei cittadini e delle famiglie, queste non vengano interpellate, ma bisogna onestamente riconoscere che anche le famiglie sono spesso silenti e non promuovono la propria rappresentatività sociale”. “Mi auguro – ha concluso il presidente del Forum – che, nell’ottica promossa dal documento annesso al disegno di legge, possa aprirsi una nuova fase di confronto tra istituzioni e associazionismo”.a cura di Chiara Santomiero(28 febbraio 2007)