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Vincere la sfiducia

L’Ungheria e l’Unione Europea

Il rapporto tra società ungherese e processo di unificazione europea è contraddittorio. Per molti ungheresi, le condizioni finanziarie stanno peggiorando. Non soltanto le persone poco istruite, ma anche il ceto medio – operatori sanitari, insegnanti, famiglie con due o più figli – non percepiscono miglioramenti nella qualità della vita. Questa sensazione generale è inoltre intensificata dal fatto che l’austerity economica viene giustificata dal giro di vite imposto dall’Unione europea. Non si deve neppure sottovalutare il fatto che la dittatura ideologica degli ultimi decenni ha creato sfiducia in molte persone e incertezza sulle questioni morali. I valori morali o le questioni importanti per l’Europa unita – gli aspetti morali ed etici della ricerca scientifica o il rafforzamento e il ruolo della società nella vita democratica – sono sempre meno richiamati. Tutto ciò è per molti una conferma della percezione che l’Unione europea non sia altro che una comunità economica in cui detta legge il più forte. Quindi, nella fatica degli impegni quotidiani, la maggior parte delle persone non è realmente interessata ai successi o alle difficoltà dell’Europa unita.A fronte di questo approccio generale indifferente o pessimistico, c’è una minoranza che, nonostante difficoltà e frustrazioni, ritiene che l’Europa sia una comunità non solo di interessi ma anche di valori; un tema che sta molto a cuore alle Chiese e del quale esse si sentono responsabili. Non a caso, infatti, l’Accademia delle Scienze ungherese e la Chiesa cattolica, il Pontificio Consiglio per la Cultura, hanno organizzato una conferenza sul tema a Budapest lo scorso dicembre. Per l’occasione, il presidente dell’Accademia ha detto che il problema maggiore per il mondo di oggi non è di ordine economico ma morale. Anche se in Ungheria non esiste un intenso dibattito sociale sulla salvaguardia dei valori europei, la Chiesa cattolica sta lavorando per sensibilizzare in merito la popolazione. L’Anno nazionale della preghiera, annunciato nel 2006, ha rappresentato un tentativo di sensibilizzare la gente sulla richiesta e la concessione del perdono, cioè sulla riconciliazione. Nel 2007 la Chiesa cattolica si è concentrata sul personaggio di Santa Elisabetta di Arpad, onorata non solo in Ungheria ma anche nell’area tedesca, con iniziative che hanno attirato l’attenzione sull’amore misericordioso e altruistico, sulla bellezza della vita familiare, dell’amore tra uomo e donna, dell’accoglienza dei figli – tutto questo in una società in cui, come in altri Paesi europei, si ha una costante diminuzione della popolazione e aumenta il numero dei fallimenti matrimoniali.I cristiani d’Ungheria considerano dunque l’Europa una comunità di valori, anche se l’esperienza dimostra spesso il contrario. Si deve peraltro riconoscere che i cristiani – o almeno quelli che praticano effettivamente la propria fede e vivono in conformità ad essa – costituiscono una minoranza e sono spesso passivi. Anch’essi sono oberati dai problemi della vita quotidiana, oppure non hanno il coraggio di difendere i propri principi o di lottare per valori importanti come la vita, la difesa della famiglia, l’impegno per i poveri e i bisognosi.Esistono tuttavia alcune persone – e speriamo che il loro numero cresca, specialmente tra i giovani – che rompono con questo atteggiamento per così dire passivo, e contribuiscono in tal modo a far diventare l’Europa veramente simile alla visione di coloro che sottoscrissero il Trattato di Roma, cioè i suoi Padri fondatori.