POLONIA
L’annunciata pubblicazione del libro di padre Tadeusz Isakowicz-Zaleski “I preti di fronte all’SB (Sluzba Bezpieczenstwa, Servizio di sicurezza, ndr) nell’arcidiocesi di Cracovia” ancora una volta, dopo le dimissioni dell’arcivescovo di Varsavia mons. Stanislaw Wielgus, ha riacceso l’attenzione in Polonia su questioni di collaborazione, vera o presunta, con i servizi di sicurezza comunisti da parte dei membri del clero. Oltre a raccontare le vicende di un centinaio di sacerdoti dell’arcidiocesi di Cracovia, l’autore accusa alcuni fra gli attuali vescovi polacchi di aver collaborato con il regime comunista. Uno di loro, mons. Wiktor Skworc, vescovo di Tarnow, già alcuni mesi fa ha pubblicamente chiarito le circostanze che hanno accompagnato i suoi contatti con i servizi. L’altro, mons. Juliusz Paetz, arcivescovo emerito di Poznan, respinge con decisione le accuse di collusione con i servizi. La Commissione storica ecclesiale, come si legge nel comunicato della curia di Poznan di questi giorni, verificherà le “informazioni riguardanti la collaborazione del mons. Paetz con i servizi di intelligence della Polonia comunista”. La difesa di mons. Kazimierz Gorny, attualmente vescovo di Rzeszow, invece è stata affidata alla Commissione storica diocesana la quale, in un comunicato del 27 febbraio, ha affermato di “non aver trovato nella documentazione custodita presso l’Istituto della Memoria Nazionale alcuna prova di un’eventuale collaborazione con i servizi segreti della Repubblica Popolare di Polonia”. Il cardinale Franciszek Macharski, già arcivescovo di Cracovia, mons. Wojciech Ziemba, arcivescovo della metropolia di Bialystok, mons. Kazimierz Nycz, vescovo di Koszalin-Kolobrzeg e mons. Jan Szkodon vescovo ausiliare di Cracovia sono invece citati da Isakowicz-Zaleski come coloro che nonostante numerosi tentativi da parte dei funzionari dei servizi non hanno stretto alcuna forma di collaborazione con il regime.