CALABRIA
Una “convenzione” per la legalità
Una convenzione, aperta alle diverse articolazioni delle istituzioni locali e delle rappresentanze della società calabrese su “Istituzioni: diritti e doveri” per accrescere la legalità e la capacità di contrasto alla criminalità. È quanto si prefigge la convenzione approvata lo scorso 10 febbraio dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari della Regione Calabria. “La Conferenza – si legge in una nota – è consapevole che, per fronteggiare l’attuale fase di grave ed evidente emergenza democratica che investe la Calabria, occorra un vero e proprio sussulto della società e delle istituzioni calabresi”.La convenzione, da approvarsi nei prossimi giorni, dovrebbe riguardare la definizione di “un moderno ed efficace sistema dei controlli, di monitoraggio della spesa, degli appalti e delle forniture pubbliche; contenimento dei costi della politica; nuova regolamentazione con decadenza automatica dagli incarichi di governo negli esecutivi e nelle assemblee elettive, nel caso di rinvio a giudizio per l’ipotesi di reato di associazione mafiosa”. Impegno costante. “Oggi, in Calabria – spiega Emma Leone, coordinatrice per la provincia di Catanzaro di Libera – si assiste a una situazione di sempre maggiore difficoltà. Non è un mistero che la criminalità organizzata stia divenendo sempre più forte. Eppure, spesso, si assiste al sorgere di mobilitazioni che aprono il cuore e l’anima alla speranza”. “Purtroppo – aggiunge – però, altrettanto spesso questi afflati volontaristici si riducono a poca cosa: manca, infatti, nella nostra martoriata Regione, la coscienza della necessità di un impegno costante e senza deroghe, di una sorveglianza perenne rispetto al continuo crescere delle illegalità. In quest’ottica pensiamo che sia essenziale il ruolo delle associazioni: ad esse si deve affidare il compito di fare da baluardo per la difesa della legalità sui vari territori”.La Regione Calabria, spiega Leone, “deve coinvolgere il più possibile nell’attività di programmazione e progettazione, le associazioni che operano sui vari territori” e “appare necessario un codice chiaro di autoregolamentazione attraverso il quale si possa allontanare dagli incarichi di governo e rappresentanza chi sia rinviato a giudizio per l’ipotesi di associazione mafiosa”. Inversione di tendenza. “Tenendo presenti le perplessità della gente e il clima di diffusa sfiducia nei confronti delle istituzioni – aggiunge Salvatore Martino, delegato dell’Azione Cattolica calabrese – una decisione del genere, se approvata nella sua essenza, potrebbe senz’altro contribuire a ricreare quel clima di legalità e di rispetto delle regole che fino ad oggi è stato praticamente inesistente in Calabria”. “Ci auguriamo – aggiunge Martino – che tale importante provvedimento sia frutto di profonda riflessione e di ritrovata saggezza politica e non conseguenza di tatticismi di parte pensati, magari, per eliminare questo o quell’avversario politico”. La Calabria si trova in “una condizione di gravissima difficoltà dovuta, prima ancora che a motivazioni economiche e occupazionali, all’inosservanza della legge anche da parte di coloro che dovrebbero promuoverla e tutelarla”.”La nostra Regione – osserva il delegato regionale di Ac – ha bisogno di rientrare in tempi brevi nel circuito della legalità per sconfiggere mali antichi e ritardi procurati da un classe politica più dedita agli affari che alla soluzione dei problemi e alla costruzione del bene comune”. Martino, perciò, afferma: “Restiamo in attesa di conoscere la decisione che dovrebbe portare alla stesura di questo provvedimento che, ci auguriamo segni davvero una inversione di tendenza ed una nuova pagina di civiltà e di vero progresso per una regione altrimenti avviata verso il degrado politico-istituzionale e l’isolamento dal contesto nazionale ed europeo”.Esame di coscienza. “Non si può che essere d’accordo con quanto proposto dall’assemblea dei capigruppi del Consiglio regionale”, afferma don Piero Furci, segretario della Commissione per la Pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale calabra: “Non si può però che disapprovare il fatto che alla piena consapevolezza dei termini in cui si configura in Calabria una vera e propria emergenza democratica non sia seguito alcun dibattito in regione su questo tema per declinare in termini comprensibili l’emergenza di cui si parla e quindi non c’è stato il pur auspicato sussulto della società e delle istituzioni calabresi”.”Solo dopo un pubblico esame di coscienza, e siamo anche nel tempo opportuno della Quaresima – spiega Furci – si può intraprendere un itinerario educativo per riaffermare seriamente la legalità e la capacità di contrasto alla criminalità ed alla sua pervasività così solennemente dichiarata. Molti peccati pubblici, per l’ossessione diffusa all’accaparrarsi denaro in ogni modo, si compiono in Calabria e solo riconoscendoli pubblicamente si può ritornare ad essere credibili nel proporre il programma di cambiamento auspicato”. a cura di Raffaele Iaria(02 marzo 2007)