RASSEGNA DELLE IDEE

La lezione di ieri

Herder-Korrespondenz: i cristiani di domani

A fine marzo verrà festeggiato il 50° anniversario dei Trattati di Roma. Per questo avvenimento le Chiese cristiane stanno preparando una dichiarazione. Che cosa significa ai nostri giorni il cristianesimo per l’Europa unita? L’intervista di Ulrich Ruh della Herder-Korrespondenz su questi temi con HANS MAYER , titolare emerito della cattedra Guardini (Lehrstuhl für christliche Weltanschauung, Religions- und Kulturtheorie) a Monaco di Baviera è stata riportata nell’edizione di febbraio della rivista tedesca. IL RUOLO DEI POLITICI CATTOLICI. Quale importanza ha avuto il cristianesimo nel processo di unificazione europea? Per Mayer si deve considerare il fatto che “soprattutto i politici cattolici hanno messo in moto l’integrazione europea”: Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman, che in realtà dovrebbe essere considerato come il vero padre dell’Europa unita, erano credenti. “Il fatto che i protagonisti dell’Unione europea fossero cattolici ha agevolato la formazione di un linguaggio comune e di finalità politiche comuni che – al posto di progetti nazionali – avevano una visione europea”. Anche se il progetto europeo all’inizio era di carattere puramente economico (comunità del carbone e dell’acciaio), i liberali e i socialisti, diversamente dai partiti democratici cristiani, non erano affatto aperti all’idea europea. I partiti democratici cristiani, allora forti in Germania, in Italia e pure in Francia, non avevano legami con il passato e non si sentivano perciò responsabili per gli interessi nazionali come altri partiti. “In questo modo – ha evidenziato Mayer – potevano dare segnali nuovi: la ‘Nouvelles Equipes Internationales’, il primo ufficio del partito politico europeo dei democratici cristiani, aveva la sua sede a Bruxelles. I progetti si estendevano addirittura fino all’Europa orientale: la politica europea aveva un ruolo importante per i partiti democratici cristiani”. IL FATTORE “RELIGIONE”. I democratici cristiani puntavano sulla visione generale di un’Europa fondata sulle tradizioni cristiane, sull’umanesimo e sull’illuminismo. L’idea del “momento propizio” per l’Europa, di cui parlava Schuman, mette in luce, secondo Mayer, il fatto che ci fosse una sorta di collaborazione tra attività politiche e idee religiose di un “Europa cristiana”. Per i cittadini però la prosperità economica fu il motivo fondamentale che li portò ad accettare l’Unione europea senza porsi domande sulle idee di fondo. L’unione economica, pensata all’inizio come mezzo per lo scopo, diventò negli anni settanta ed ottanta fine a se stesso. Con il crollo del comunismo, dopo il 1990, si accentuarono le discussioni sulle basi e le finalità dell’Europa, che sfociarono alla fine nel progetto della costituzione europea. Tale progetto ha reso manifesto come il fattore ‘religione’ sia un problema scottante. Mayer evidenzia una certa schizofrenia, dominante in alcune parti dell’Europa: “La Francia ha proposto di inserire nell’elenco del patrimonio culturale mondiale tutte le sue cattedrali, che sono certamente un patrimonio architettonico cristiano e quindi religioso! Contemporaneamente la Francia ha messo il veto per la menzione del passato – e del presente! – cristiano in Europa.” I DUE POLMONI. In Europa ci sono due poli opposti: da una parte il laicismo francese, dall’altra parte il forte legame tra stato e chiesa soprattutto nella tradizione dell’ortodossia russa, attualizzato da Putin. Tra questi poli ci sono varie altre forme, come quelle presenti negli stati di lingua tedesca, in Italia e in Spagna, che collegano la separazione istituzionale tra chiesa e stato con la disponibilità alla collaborazione. “Il futuro per l’Europa dovrebbe essere nelle forme intermedie e questo dovrebbe venire anche espresso nella costituzione”, afferma Mayer, mettendo in rilievo che in tal modo anche il dialogo con l’Islam sarebbe facilitato. Il compito del cristianesimo nella sua pluralità di confessioni sarebbe quello di interrogarsi, all’interno delle singole confessioni, su quale contributo specifico all’Unione europea potrebbe dare ognuna di loro; tra le confessioni sarebbe necessario inoltre un processo sia di arricchimento reciproco sia di correzione. “Papa Giovanni Paolo II si manifestò profeta affermando che l’Europa dovrebbe respirare con entrambi i polmoni e nominando Edith Stein e Cirillo con Metodio patroni d’Europa.” IMPARARE DALLA CHIESA. Mayer propone all’Europa di continuare ad accogliere gli impulsi cristiani: il principio di sussidiarità (un tempo ritenuto di esclusiva della Chiesa cattolica) si è imposto come elemento della politica europea. Per una rinascita, qualsiasi, di una economia di mercato sociale sarà necessaria la collaborazione dei cristiani e delle Chiese. “E per ultimo: la politica europea potrebbe imparare dalla Chiesa come si può sostenere aspetti culturali variegati e nello stesso tempo creare un’unità politica di integrazione”.