Il nuovo arcivescovo di Varsavia mons. Kazimierz Nycz in un’intervista pubblicata dal settimanale GOSC NIEDZIELNY (02/2007) ha detto che in Polonia “La Chiesa è vista in una maniera idealistica, grazie a Dio. Ma proprio per questo, non si riescono a capire certe cose. C’è bisogno di una purificazione della memoria. Nella nostra difficile storia vi sono stati momenti belli, di generosità e di gloria – e bisogna parlarne. Non si possono tuttavia tacere alcune debolezze e peccati. Bisogna attestare con onestà che la Chiesa polacca ha affrontato il problema dei conti con il passato con troppe cautele e in modo troppo difensivo. Le questioni venivano rimandate con la speranza che tutto si sarebbe risolto e chiarito da solo. Non c’è dubbio che da parte delle gerarchie ecclesiastiche si è peccato di negligenza. Penso che quello che è successo (a mons Stanislaw Wielgus, accusato di collusione con i servizi di sicurezza comunisti, e dimessosi dalla carica di arcivescovo di Varsavia – ndr) ci permetterà con tranquillità ma anche più velocemente di affrontare definitivamente questo problema. Non dobbiamo aver paura perché nella storia della Chiesa ai tempi del regime comunista il bene è molto più frequente del male. Molto più numerosi sono i casi di martirio che non di tradimento o infedeltà. Bisogna permettere che la verità ci purifichi”. “ Raccapricciante“: così Michael Burleigh , il più importante storico del terzo Reich, in un’intervista sul settimanale cattolico irlandese CATHOLICH HERALD (02/03) definisce il governo laburista. Richiamando “l’ingegneria umana” di Hitler, Burleigh riscontra eco di questa pratica “sulla scena attuale e nelle politiche dei nuovi laburisti”. “Giudico i tentativi di modificare i comportamenti delle persone in età molto precoce profondamente sinistri – osserva – . Cosa accadrà poi? Neonati antisociali? In particolare quando questo si accompagna con un’intera cultura politica designata per lo più ad offuscare la verità: la gente è costantemente bombardata da parole, slogan e bugie. Da una parte tentano di imporre la moralità alle classi più deboli. Dall’altra hanno provocato la degenerazione del sistema politico”. Ai cambiamenti climatici dedica un commento il quotidiano britannico THE GUARDIAN (06/03). Richiamando il recente “Rapporto Stern” sulle conseguenze dell’effetto serra sull’economia mondiale, l’autore del pezzo afferma che “entro la fine del 2007 si capirà se i leader del mondo sono seri. La prova Ue è attesa in questi giorni al Consiglio europeo che dovrebbe vedere i suoi 27 membri d’accordo nel ridurre del 20% le emissioni di carbonio” per poi “arrivare al 30% entro il 2020 se altri Stati, come gli Usa, saranno d’accordo”. Rimarcando anche il ruolo di Cina e Australia nella questione, il quotidiano britannico conclude: “Sognare un futuro oltre l’era del petrolio è facile. Arrivarci sarà doloroso”. Il dibattito sulla fine della vita e il diritto a morire entra nella campagna presidenziale francese, ma “siamo forse colpiti da amnesia?” si chiede Dominique Quinio nell’editoriale del quotidiano cattolico LA CROIX (07/03), rammentando che “nell’aprile 2005 il Parlamento ha adottato un testo sui diritti dei malati e la fine della vita, la cosiddetta legge Leonetti”. Il provvedimento “certamente non recepisce la domanda di chi reclama il diritto ad un aiuto attivo per morire, ma risponde alle angosce dei francesi che, interrogati su tali questioni, dicono la volontà di morire senza sofferenza”. “Ci si ostina a comportarsi come se questa riflessione non fosse già stata fatta – prosegue Quini o – come se non avesse prodotto un testo condiviso”. “Quando i sostenitori dell’eutanasia ripartono all’assalto dei candidati, occorre che dicano chiaramente le loro intenzioni. Che cosa vogliono? Non sono gli unici esperti in materia – conclude l’editorialista -. Pazienti, famiglie, personale medico si confrontano con gli stessi interrogativi” ma magari “fanno altre scelte. Ascoltiamoli”. “Il 2007 è l’anno europeo delle pari opportunità per tutti” scrive oggi, Giornata internazionale della donna, Anna Maria Mauro Pastorino nell’editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (08/03), osservando che la parità è un diritto costituzionalmente riconosciuto dall’Unione europea nell’ottica di quei valori che affondano le proprie radici nella nostra cultura cristiana”. “Le pari opportunità – prosegue la presidente del Centro italiano femminile – si realizzano a partire dalla famiglia, luogo in cui ci si educa all’esercizio della reciprocità che sfocia nella gratuità e sono da intendersi come uno strumento di partecipazione civile”. Tuttavia , oggi che “le società occidentali si stanno decostruendo, si perde il senso della famiglia fondata su relazioni gratuite e lo spreco è forte”. Un ambito nel quale “le donne, grazie alla loro specifica capacità di mettersi in ascolto”, possono “ reinventare una sussidiarietà sociale e progettare modelli organizzativi nuovi” sui quali pensare “il nuovo assetto sociale”.