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Europa: per diventare un modello dopo 50 di storia unitaria
“Valori e prospettive per l’Europa di domani – I 50 anni dei Trattati di Roma” è il tema del congresso europeo che la Comece (Commissione episcopati della Comunità europea) promuove a Roma dal 23 al 25 marzo, in occasione del 50° anniversario (25 marzo 1957) della firma, nella capitale italiana, dei Trattati istitutivi dell’allora Comunità economica europea (Cee) e della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Al congresso parteciperanno le delegazioni delle 23 Conferenze episcopali dell’Ue, di movimenti cattolici e comunità religiose. Interverranno, tra gli altri, il presidente Comece e vescovo di Rotterdam, mons. Adrianus van Luyn; il presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Pöttering, e Wolfang Schäuble, rappresentante della presidenza tedesca Ue. Il congresso si aprirà il 23 marzo con la presentazione del progetto del “Messaggio di Roma”, il cui testo definitivo verrà affidato il giorno seguente a Romano Prodi, presidente del Consiglio dei ministri italiano, che il 25 marzo lo presenterà ai capi di Stato e di Governo Ue riuniti a Berlino i quali, in occasione del vertice, approveranno la “Dichiarazione dei valori europei”. Domenica 25 marzo, dopo l’Eucaristia presieduta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nella Basilica vaticana, i partecipanti al convegno Comece prenderanno parte all’Angelus con Benedetto XVI in piazza San Pietro.Una successione troppo lunga di eventi tragici ha profondamente contrassegnato la storia dell’Europa. Il loro ricordo è doloroso e non tutte le ferite si sono rimarginate. Tuttavia, dalla creazione del Consiglio d’Europa nel 1949 e dalla firma dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957, si è aperta una via nuova che è stata percorsa con una determinazione mai affievolita. Non sono mancati soprassalti e convulsioni recenti, come il no francese e olandese alla Costituzione europea.Se i membri fondatori erano inizialmente pochi, la cerchia si è in seguito allargata. Superando le frontiere imposte in 40 anni dalla separazione del continente tra Est e Ovest, l’Unione europea conta ormai 27 Paesi.Durante questo lento processo, brillanti uomini politici, come Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, hanno cercato, in nome della propria fede e assieme ai non credenti, di ridare ai popoli d’Europa dignità e diritti. Per arrivare a ciò, è stato necessario abbattere i muri dell’odio tra francesi e tedeschi, delle ideologie e dei sistemi economici concorrenziali. Essi hanno lanciato una dinamica, e i loro continuatori cercano di proseguire il progetto europeo.I cristiani hanno inoltre creduto fermamente nella necessità di costruire un’Europa riconciliata. Anche dopo secoli di separazione, il percorso ecumenico deve fornire la testimonianza di una possibile riconciliazione. Frère Alois, della Comunità di Taizé, chiede di “dimenticare un passato doloroso”, perché “il Vangelo ci chiede di superare la memoria col perdono”. Anche se difficile da costruire, il futuro comune non poggia soltanto sugli interessi, ma su un sistema di valori condivisi da tutti. Ciò esige molta perseveranza e umiltà. Sia i dirigenti che gli abitanti del continente dovrebbero maggiormente apprezzare ciò che la pace e la riconciliazione hanno permesso di consolidare in questi ultimi 50 anni. Per diventare un modello, l’Europa deve essere esemplare.