INTERNET
L’urgenza di una “coregolazione”anche in Europa
Nei giorni scorsi (4-7 marzo) il ministero dell’Educazione del Regno dell’Arabia Saudita, in collaborazione con il Gruppo europeo di ricerca Mentor che fa riferimento all’università di Barcellona, ha chiamato a raccolta a Riyad i maggiori esperti europei di mezzi di comunicazione di massa (tv, internet e telefonia mobile) per affrontare il tema “I rischi nel media world: esperienze internazionali a confronto”. Si è trattato della “Prima conferenza internazionale di media education”, con l’intento di individuare le linee di programma per una co-regolazione dei nuovi mezzi di comunicazione di massa per prevenire i possibili danni, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni. In occasione della Conferenza internazionale è stata allestita la Prima mostra internazionale sulle tecnologie informatiche che incidono sul rapporto fra media ed educazione. Qui di seguito spunti dall’intervento di uno dei relatori, il Segretario generale del centro di ricerche italiano ‘Eurispes, MARCO RICCERI , che ha svolto una relazione su “I rischi nel media world”. ALLE PRESE CON “SITI PERICOLOSI”. “In Europa il 71% dei giovani danesi (da 8 a 17 anni) utilizza regolarmente Internet, in Italia, Spagna, Irlanda, Lussemburgo il 40%. Il 52% dei giovani europei (fra 14 e 17 anni) dichiara di collegarsi a Internet ogni giorno. In queste condizioni i giovani corrono il rischio non solo della dipendenza, ma anche di entrare in contatto con siti pericolosi o illegali: quelli che offrono messaggi di violenza (flaming) e di guerra, dove si propongono dei veri e propri reati, i siti degli adescamenti sessuali”: è uno dei passaggi introduttivi dello studio presentato da Marco Ricceri, segretario generale dell’Eurispes, conferenza di Riyadh, in Arabia Saudita. Senza trascurare fattori drammatici come i 34 casi di suicidio collettivo organizzato via Internet in Giappone nel 2005, con 91 vittime, e lo stesso fenomeno che un anno prima aveva registrato 19 casi con 55 vittime, la rete internet sta producendo il fenomeno della cosiddetta “Internet addiction”, vale a dire una dipendenza che può avere varie cause e altrettante manifestazioni: dipendenza da giochi di ruolo, da chat multimediali, da gioco d’azzardo on line, da sesso virtuale, da eccesso di informazione, da relazione in rete. COSA SI FA IN EUROPA. Come ha spiegato Ricceri, l’European Internet Coregulation Network (Eicn) ha calcolato che nel 2003 da un quarto ad un terzo dei giovani europei fra i 9 ed i 16 anni di età sono stati esposti accidentalmente a messaggi violenti, offensivi, sessuali e pornografici. La studiosa inglese Sonia Livingstone ha registrato che nel 2004 il 36% dei ragazzi inglese fra i 9 ed i 19 anni di età si sono ritrovati nei siti pornografici mentre erano alla ricerca di altri messaggi su Internet; il 25% ha ricevuto materiale pornografico via email, senza averlo richiesto. “In questo caso – sottolinea il ricercatore – è molto interessante capire come viene impostato e realizzato nei singoli Stati membri l’importante progetto dell’Unione europea, il progetto Safer Internet. E’ anche interessante comprendere come nei vari Paesi europei sono applicati i piani per un Internet sicuro, attraverso vari programmi di filtraggio: i sistemi blacklisting (che non consentono di aprire certi siti) e whitelisting (che invece consentono di aprire solo certi siti)”. Un dato che appare al momento certo è che in tutta Europa “i risultati più positivi finora sono venuti quando i servizi di polizia hanno trovato la concreta collaborazione e hanno ricevuto un grande aiuto in questo lavoro da parte del mondo della scuola e da associazioni volontarie, soprattutto di genitori e famiglie”. UN’EFFICACE PEDAGOGIA EDUCATIVA. “Nella definizione della Eicn, contenuta in un Rapporto presentato al Commissario europeo Viviane Reding nel luglio 2005, molto opportunamente – sottolinea Ricceri – si riconosce che Internet, più che un “media”, cioè uno strumento di comunicazione nel senso tradizionale del termine, è una comunità virtuale, un mercato virtuale”. Esso è definito come uno “spazio sociale”. Per ottenere risultati concreti sulla via della governance di internet, la Eicn propone di seguire la via della “coregolazione” un termine nato in Francia nel 1998, con il quale si superano le precedenti e fallimentari esperienze di autoregolazione. In base alla coregolazione, tutti gli attori pubblici e privati devono ripartirsi le responsabilità e le competenze, soprattutto i tre attori principali che sono le autorità pubbliche, le imprese, le organizzazioni della società civile. Insieme, gestendo le loro interdipendenze, possono trovare le soluzioni più adeguate per un utilizzo positivo di questo strumento. Ricceri non manca dal notare che, oltre a questo accordo tra “attori pubblici e privati”, non può mancare un altro strumento: “Una efficace pedagogia educativa, senza la quale non si otterranno risultati”.