PIEMONTE
Un ennesimo tentativo per “svuotare” la famiglia?
Strada in discesa per la legge regionale che punta a introdurre in Piemonte nuove “Norme di attuazione della parità di trattamento e del divieto di ogni forma di discriminazione nelle materie di competenza regionale”. Il disegno di legge n. 303, presentato dall’assessore alle Pari opportunità, Giuliana Manica, la settimana scorsa è stato approvato con i voti della maggioranza di centrosinistra dall’VIII Commissione consiliare dell’Assemblea piemontese.Venuta meno l’esplicita equiparazione fra coppie sposate e coppie conviventi, inserita nella prima versione dell’articolato presentato da Manica, il ddl punta ora a equiparare alcuni effetti pratici derivanti dalle due forme di unione: è previsto, ad esempio, che il convivente possa essere indicato come persona cui delegare tutte le scelte relative a cure e salute; sempre i conviventi, compresi i gay (così come pure gli immigrati regolari), possono avere accesso alle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari, alla pari con i coniugi legati da matrimonio. Non si prevede, però, alcun registro né albo delle coppie di fatto.Posizioni lontane. Serrato il dibattito che ha accompagnato l’approvazione del disegno di legge. La maggioranza di centrosinistra si è mostrata compatta alla prova del voto in commissione, ma con sottolineature diverse: secondo l’assessore Manica si è trattato di un “decisivo passo avanti verso un testo di legge che pone il Piemonte all’avanguardia su questi temi per estendere il concetto di pari opportunità al superamento di tutte le forme di discriminazione, quelle basate sul genere ma anche quelle di origine etnica, età, handicap, orientamento sessuale o scelta di convivenza”; la Margherita, invece, ricordando che “non discriminare non vuole dire equiparare”, ha chiesto un nuovo provvedimento per la promozione della famiglia tradizionale. Giudizio opposto dal centrodestra, dove si considera il ddl 303 “un provvedimento che scavalca a sinistra persino i Dico”.Troppe equiparazioni. “Il disegno di legge può essere condivisibile nelle intenzioni, infatti sappiamo bene quanto sia importante educare per evitare che la dignità della persona possa essere offesa dai pregiudizi – commenta Luigi Lombardi, presidente del Forum piemontese delle associazioni famigliari -. Ma sembra anche l’ennesimo tentativo per introdurre un’indiretta equiparazione tra la famiglia fondata sul matrimonio e altre unioni affettive”. Lombardi chiama in causa, per esempio, l’articolo 4 comma 6, in cui si legge che “le famiglie e le unioni di fatto vanno considerate quali risorse qualificanti, soggetti attivi e passivi, del sistema integrato di interventi e servizi sociali e della rete sociale per la cura della persona”.”Ci troviamo dinanzi – prosegue Lombardi – a una vera e propria equiparazione, che nasce dal pregiudizio ideologico che il matrimonio sia solo uno dei modi di regolare la vita affettiva dei due, senza considerare la speciale rilevanza per la società della famiglia fondata sul matrimonio. La discriminazione è quando si vogliono trattare situazioni diverse in modo uguale: mi auguro che il Consiglio regionale sappia vigilare perché si eviti questa ennesima ingiustizia nei confronti della famiglia fondata sul matrimonio”. Una legge per la famiglia. In particolare, le associazioni del Forum chiedono all’Assemblea di approvare al più presto una legge di promozione per la famiglia fondata sul matrimonio, “la vera priorità sociale – conclude Lombardi – per il legislatore che non si occupi solo di intervenire sui disagi, ma si occupi anche del futuro e della reale coesione sociale. È esperienza di tutti che la coesione sociale è tanto più garantita quanto più i cittadini nascono e vivono in famiglie sane, stabili nel tempo, capaci di creare legami positivi tra i sessi e le generazioni”.Su posizioni analoghe il delegato regionale dell’Azione Cattolica Italiana, Silvio Crudo, secondo il quale “l’assenza di un provvedimento che assuma esplicitamente l’obiettivo di promuovere in forma organica una politica a sostegno della famiglia, intervenendo sui nodi che per migliaia di queste sono oggi particolarmente problematici (dalla politica della casa alla tutela della maternità, alla precarietà economica di tanti nuclei) fa sì che di una legge con un obiettivo in sé condivisibile (come quello di favorire la parità del trattamento e il divieto di ogni forma di discriminazione) risalti in modo particolarmente evidente l’equiparazione che in più articoli viene fatta tra famiglia e convivenze o unioni di fatto”. “Mi auguro – conclude Crudo – che in tema di politiche familiari della Regione Piemonte non sia questa la priorità e che i prossimi mesi offrano l’opportunità di verificarlo”.a cura di Renato Chiaromonti(16 marzo 2007)