All’approssimarsi del cinquantenario dei Trattati di Roma e in pieno dibattito sulla Dichiarazione di Berlino, il documento in fase di stesura attraverso cui la Presidenza tedesca dell’Unione desidera commemorare il 50° dei Trattati, si moltiplicano in Germania le analisi sulla situazione dell’Ue e in particolare del semestre di presidenza guidato da Angela Merkel. La FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG (15/03) pubblica un’intervista alla presidente dei Verdi in Parlamento, Renate Künast , che afferma: “ Non abbiamo bisogno di una Dichiarazione di Berlino discussa e varata in una piccola assemblea, ma occorre piuttosto un atto costitutivo di rifondazione” dell’Ue, ossia “ costruire un’Europa sociale ed ecologica all’interno. Agli inizi della Comunità furono il carbone e l’acciaio a legare gli Stati, oggi l’obiettivo comune dev’essere l’indipendenza dell’Europa dalle energie fossili. Ciò richiede un grosso sforzo. Tutti i programmi Ue devono essere riveduti” alla luce delle nuove esigenze. Per l’ambiente, aggiunge, “ Abbiamo bisogno di un patto di stabilità ecologico, così come abbiamo un patto di stabilità tra le valute. Circa l’attività dell’Ue all’esterno, così Künast: “ L’Europa è stata innanzitutto un grande progetto di pace, un compito che ha svolto in modo ammirevole. Il passo successivo deve consistere nell’assumersi con sicurezza anche un compito verso l’esterno, nel senso che dobbiamo esercitare ulteriormente il nostro influsso, anche in concorrenza col modello Usa“. “Con il crollo dell’Unione sovietica nel 1991 il mondo bipolare è scomparso” e si sta facendo strada “un mondo multipolare” ancorché “non sia ancora stata stabilita la distribuzione dei ruoli” osserva Thierry de Montbrial in un’analisi di politica internazionale sul quotidiano cattolico francese LE MONDE (15/03 ). “Gli Stati Uniti sono sempre molto forti sul piano economico” spiega l’analista, mentre “gli altri poli rivelano serie debolezze. La Cina deve fare fronte a innegabili problemi sociali e ambientali. L’India rimane una potenza essenzialmente regionale. L’Unione europea è lontana dal potersi presentare come un attore coerente e la Russia è un Paese in convalescenza”. I Paesi occidentali, inoltre, sottolinea de Montbrial, “ muovono osservazioni alla Cina o alla Russia in nome della democrazia e dei diritti dell’uomo, e i Paesi interpellati li rimproverano di arroganza ma riconoscono di dover progredire in questa direzione”. “Ne risulta che la rivalità fra i poli concerne più la dimensione classica della potenza (economica, militare, territoriale….) che l’ideologia… soprattutto tutti i poli sono d’accordo sulla necessità di fare fronte alla sfida comune dell’iperterrorismo”. Al riguardo “sembra che l’Iran costituirà un importante test per la stabilità del nuovo sistema internazionale in via di formazione”. “Giocando sui timori europei e americani di un’espansione delle reti terroristiche nell’Africa settentrionale, il Marocco sta cercando sostegno internazionale per un nuovo piano di pace per il Sahara occidentale”. E’ quanto afferma Simon Tisdall in un commento di politica internazionale sul quotidiano britannico THE GUARDIAN (13/03). Di qui “le recenti visite di funzionari marocchini a Washington e in altre capitali occidentali per promuovere il piano da presentare alle Nazioni Unite il mese prossimo” . La questione centrale è quella del terrorismo: “secondo gli investigatori locali almeno due dozzine di giovani marocchini sono andati in Iraq negli ultimi 18 mesi come kamikaze” e “molti di più sono accusati di essere coinvolti nell’attentato ai treni di Madrid nel 2004”. “Gli esperti – prosegue Tisdall – affermano che se la questione del Sahara occidentale permane irrisolta (la regione aspira alla piena indipendenza, ndr ) “, il gruppo dei “moderati potrebbe venire indebolito” di fronte “ all’opposizione islamica“, espressione di un radicalismo rafforzato dagli “ alti livelli di disoccupazione e povertà” del Paese. “Ciò che non riesce a Vladimir Putin” è “fare grande la Russia senza rimpicciolire la democrazia”. Così Luigi Geninazzi in un editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (15/03). “Putin ha qualche ragione nel denunciare l’interventismo unilaterale degli Stati Uniti” in nome del multilateralismo, ma, secondo Geninazzi, “ha il torto di comportarsi allo stesso modo in casa propria“. Insomma “predica bene ma razzola male”. Attraverso “l’uso della forza” e “l’arma energetica” impiegata come ricatto verso le repubbliche ex-sovietiche, e tramite la riduzione “dei margini di libertà” di “partiti politici e stampa” , il leader del Cremlino “ vuole rimettere in piedi la grandeur della Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica. E’ una grandezza che ha come unità di misura la montagna di petroldollari accumulati negli ultimi anni (220 miliardi di dollari nel solo 2006)”. “A Mosca – osserva l’editorialista – cresce l’economia e si diffonde la ricchezza anche nei ceti medi. Non per nulla Putin gode di un consenso popolare che gli altri leader mondiali gli invidiano, oltre il 70%. Ma non gli è riuscita la cosa più importante: fare grande la Russia senza rimpicciolire la democrazia”.