RASSEGNA DELLE IDEE

Ritrovare fiducia

Dare nuovo slancio alla missione dell’Unione europea

“L’anniversario dei 50 anni del Trattato di Roma è arrivato senza che sia stato firmato il Trattato di Roma-II”: con questa provocatoria battuta padre PIERRE DE CHARENTENAY, redattore capo della rivista di cultura dei gesuiti francesi “Études”, dalle colonne del numero di marzo sottolinea che nonostante i “notevoli traguardi” raggiunti dall’Europa nel mezzo secolo che separa il 25 marzo 1957 dal 25 marzo 2007, la battuta d’arresto provocata dal “no” dei referendum francese e olandese al Trattato costituzionale Ue ha rivelato “un’incredibile paralisi dell’Europa” che richiede di “ritrovare i cittadini europei” nonché “la fiducia nel progetto e nella missione Ue”. Per de Charentenay “al di là di una politica locale sovente ridotta all’immediato”, l’Europa “è una grande promessa di futuro”, a condizione che i suoi cittadini “sappiano aprirsi a questa realtà che il no francese ha offuscato”. UGUAGLIANZA PER TUTTI. “Le realizzazioni dell’Unione europea sono considerevoli – osserva il gesuita -: la creazione di un mercato unico fino alla moneta unica, un corpus legislativo che tocca tutti gli ambiti economici, l’ambiente, la ricerca, la giustizia e tanti altri settori. Ecco una conquista dalla quale traggono vantaggio tutti gli europei”. “Questa unificazione – sottolinea – ha permesso uno sviluppo che con il mantenimento delle antiche frontiere sarebbe stato impensabile. Imprese europee hanno raggiunto progressi tecnici e commerciali straordinari. La ricerca si è europeizzata per il bene di tutti. Nell’ambito sociale e giuridico, un’armonizzazione delle esigenze e delle norme ha consentito una circolazione generalizzata”. Per de Charentenay “la seconda grande realizzazione è l’allargamento a 27 membri. L’intuizione originaria non riguardava che una piccola parte d’Europa; oggi essa include la quasi totalità del continente” permettendo “una comune dinamica, una moltiplicazione dei contatti e una riunificazione” per la quale “tutti i Paesi si ritrovano per la prima volta su un piano d’uguaglianza”. TRE CANTIERI . Eppure, dopo la bocciatura francese del Trattato costituzionale del 29 maggio 2005 seguita da quella olandese, “il processo di ratifica del testo è bloccato” e “si rimanda al 2009 una nuova decisione al riguardo”. “Questo progetto costituzionale è morto – chiarisce il redattore capo di Études -. Non si può far votare di nuovo né chi ha detto , né chi ha detto no”; occorrerebbe piuttosto “valutare quanto costa la non ratifica sul piano economico, sociale, istituzionale” (minori poteri al Parlamento europeo e mancato esercizio della protezione dei diritti fondamentali previsti nella relativa Carta). Per de Charentenay oggi occorrono “ leader autentici in grado di dare una visione all’Europa”, e c’è bisogno di “un lavoro di fondo per ritessere gli elementi” comuni. Richiamando il colloquio europeo promosso nello scorso ottobre a Clermont-Ferrand dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), l’autore dell’articolo propone “tre cantieri”: innanzitutto “un’acculturazione europea”, ossia “lo spiegare ad ognuno l’Europa e i suoi valori fondamentali”. E’ inoltre necessario rilanciare l’economia del continente e ridefinire “un modello di libertà che possa svilupparsi nella globalizzazione” assicurando “l’equità tra Paesi e tra generazioni”. Terzo punto, la necessità di alcune riforme istituzionali “improntate al Trattato costituzionale” e che “consentiranno di perseguire progetti come una politica energetica comune, lo sviluppo dei trasporti e una vasta politica di sviluppo duraturo”. UNA PAUSA. “Rimane tuttavia una questione delicata, quella dell’allargamento, direttamente legata alla coscienza che i cittadini possono avere dello spazio politico nel quale vivono”. Al riguardo, dopo l’ingresso dei Paesi dei Balcani, “indispensabile moralmente e politicamente”, de Charentenay suggerisce “una pausa”. A suo avviso, infatti, “l’Ucraina e la Bielorussia sono ancora troppo legate al mondo russo per essere candidati credibili in tempi brevi”, e la Turchia è un “caso complesso”. Di qui l’opportunità di “una pausa”, durante la quale “approfondire il funzionamento dell’Unione e rafforzare l’attaccamento dei cittadini a questa entità politica”. Occorre inoltre “ritrovare la fiducia europea nella missione dell’Europa stessa” innanzitutto di fronte alle sfide della globalizzazione: “questo – per il redattore capo di Études – il nuovo imperativo che ci deve spingere a procedere nel cammino”. “Le sfide poste dallo sviluppo di Cina e India, l’eventuale concorrenza o i futuri conflitti commerciali; i rapporti con un’Africa messa al margine ma così vicina a noi; l’intervento nei conflitti armati dai quali troppo spesso siamo stati assenti, in particolare in Medio Oriente; i negoziati con gli Stati Uniti che non devono restare gli unici padroni del mondo: tutte questioni che – osserva de Charentenay – dovrebbero condurci a ritrovarci come europei per affrontarli insieme”. “Separatamente – conclude – non abbiamo alcuna capacità di reazione, e l’attuale marasma lo dimostra”.