De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman
Una conferenza internazionale sull’Europa per celebrare il 50° anniversario del Trattato di Roma e il 25° della fondazione dell'”Istituto Robert Schuman per l’Europa”: è l’iniziativa, voluta dallo stesso Istituto Schuman, che ha preso il via a Roma, il 21 marzo e si conclude oggi, 23 marzo, in concomitanza con le celebrazioni istituzionali del mezzo secolo dei “Trattati” europei. I lavori della tre-giorni dedicata all’Europa si sono aperti con un “presentazione dei messaggi e della visione dei Padri dell’Europa”, che ha visto gli interventi di Annita Garibaldi, segretaria generale del Consiglio italiano del movimento europeo, su Alcide De Gasperi; di Sabine Rohmann, Missione cooperazione transfrontaliera, su Konrad Adenauer; la storica Maria Grazia Melchionni, su Jean Monnet; il gesuita Maurice Rieutord, segretario dell’Istituto Schuman, su Robert Schumann. CRISTIANI ED EUROPEI. “Eravamo legati da una comune avversione ai nazionalismi esagerati. Consideravamo che lo scopo della nostra politica estera fosse l’unificazione dell’Europa, in quanto essa rappresentava la sola possibilità di affermare e salvaguardare la nostra civiltà occidentale e cristiana contro le forze totalitarie”. Queste parole di Konrad Adenauer, pronunciate nel 1954 in memoria di ALCIDE DE GASPERI , morto a Sella di Valsugana il 19 agosto dello stesso anno, sono state richiamate da Annita Garibaldi, per delineare la figura umana e politica dello statista italiano. La politica estera fu la parte “più importante e delicata dell’azione di De Gasperi – ha proseguito Garibaldi – considerando quale poteva essere la politica estera di un Paese in ginocchio. Egli svolse il suo ruolo con grande dignità, senso delle istituzioni, al punto da meritarsi poi le parole di Papa Pio XII, che di De Gasperi sottolineò le insigni qualità di governo, l’integrità della vita personale che gli meritarono l’ammirazione nel suo Paese e all’estero”. “Tedesco, europeo, cristiano”. Sono i tre tratti salienti di KONRAD ADENAUER , delineati da Sabine Rohmann. “Il fondatore della Repubblica federale tedesca – ha detto la relatrice – amava il potere ma in un modo distaccato; era religioso e modesto, opponendosi a tutte le forme di enfasi; era anche ardimentoso quando si trattava di far passare delle idee politiche… La sua concezione del mondo era umanista e cristiana e parlava del suo amore per il giardinaggio come una metafora del ruolo del politico che deve abbellire la società come il giardiniere cura e abbellisce il giardino… Tra le sfide enormi che dovette affrontare ci fu quella della colpa nazista per i crimini contro l’umanità, oltre al desiderio vivissimo della riunificazione tedesca e dei rapporti con Israele”. DUE “VISIONARI” DELL’EUROPA UNITA. “ JEAN MONNET fu conquistato dallo spirito dei pionieri dell’Ovest d’America, un popolo la cui aspirazione non era gestire l’esistente ma sviluppare nuove opportunità senza tregua. Egli sosteneva che là dove il cambiamento era accettato, lo sviluppo era certo”. Sono le parole con cui Maria Grazia Melchionni, ha sintetizzato lo slancio costruttivo di questo terzo “padre fondatore”. “Era – ha aggiunto Melchionni – un leader visionario di un’Europa nuova e tutta da costruire. Animatore di leader politici dotato di un particolare potere carismatico, Monnet sosteneva che l’Europa non è un mito, né una falsa idea, ma una necessità storica”, e aveva intuito che “dopo i primi passi sul terreno economico, seguiranno altri su quello politico e militare”. Tra i suoi messaggi c’è quello che “abbiamo il dovere di non arrestarci davanti a difficoltà passeggere, perché il dovere supremo è di lasciare alle generazioni seguenti una Europa prospera, forte e indipendente e di evitare loro le sofferenze e le inutilità delle due guerre mondiali”. “Sono due le vocazioni fondatrici dell’Europa: politica e culturale”. La definizione sulla figura di ROBERT SCHUMAN è stata proposta dal gesuita Maurice Rieutord. Schuman disse della futura Unione: “La Comunità europea non si farà sull’immagine di un impero né di una Santa Alleanza. Essa, al contrario, poggerà la sua legalità democratica sulle relazioni tra le nazioni. Solo un’Europa di spirito e di popoli potrà acquisire la capacità di sormontare le barriere di violenza legate agli orgogli nazionali”. Rieutord ha poi esortato gli Stati europei, sull’esempio della lungimiranza di Schuman, “a perseguire il processo dell’unificazione europea superando la crisi di crescita e attualizzando la Costituzione europea”. L’ultimo pensiero è stato di invitare i popoli europei a “sviluppare una capacità di azione per essere un attore credibile a livello mondiale, e creare una solidarietà di fatto, un concetto – ha sottolineato Rieutord – schumaniano e un’idea a lui tanto cara”.