PRIMA PAGINA

Alzare lo sguardo

A Roma e Berlino le celebrazioni dei 50 anni dell’Europa

Spenti i riflettori sulle celebrazioni per i 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma si continua a ragionare sul futuro dell’Europa con un supplemento di argomentazioni, preoccupazioni e attese.Al Congresso della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) – tenuto a Roma nei giorni scorsi con l’intento di porre un’originale idea di Europa all’attenzione dell’opinione pubblica e di offrire un contributo di pensiero alle istituzioni rappresentate al vertice di Berlino – le parole di Benedetto XVI sono andate al cuore del tema “Valori e prospettive per l’Europa di domani” scelto per l’incontro. Il Papa ha posto, con il consueto realismo, la domanda su quali fondamenti debba costruirsi un’Europa che, entro i propri confini e nel mondo, voglia essere maestra in umanità. Si sono riproposte due dimensioni inscindibili del realismo cristiano: la consapevolezza delle debolezze e la fiducia di poterle superare.Non si possono, quindi, condividere la lettura negativa del preoccupato richiamo di Benedetto XVI ai “principi non negoziabili” e il silenzio sul suo forte e convinto incoraggiamento per una comunità europea consapevole e responsabile delle proprie radici cristiane.Il Papa ha ricordato che “non negoziabili” non significa “non argomentabili”. Riprendendo così l’appello ad allargare gli spazi della razionalità ha invitato i cattolici a dire, con il linguaggio di una laicità autentica, le ragioni della speranza e dell’impegno per un’Europa che stia con amore dentro la storia.Li ha incoraggiati a essere presenti con la loro “fede pensata” nel confronto culturale e politico che non può che essere di alto livello. Nello stesso tempo ha riproposto il richiamo alle radici cristiane come un appello al futuro a partire da una memoria viva e feconda.Con la stessa premura ha chiesto ai non cattolici di allargare gli spazi della razionalità perché ogni uomo ha bisogno, per sua natura, di orizzonti sempre più vasti, di significati sempre più alti per la propria e altrui vita.La ricerca della verità è sempre forte nel cuore umano e le derive da evitare sono l’appiattimento su profili culturali bassi e il rimanere in quella eclissi della coscienza che rischia di lasciare l’Europa senza luce e, quindi, disorientata.I giovani, nel partecipare alle celebrazioni per i primi 50 anni europei, hanno detto di non essere disponibili a percorrere una strada al buio e la loro domanda di padri e maestri è un segnale che deve far riflettere chi ritiene che l’oggi si possa vivere e il domani si possa costruire senza alzare lo sguardo.Si pongono, infine, l’urgenza e l’importanza di un confronto tra coloro che dell’Europa di oggi vedono più gli aspetti negativi e coloro che, al contrario, vedono più gli aspetti positivi.Di fronte a due letture diverse e a tratti contrapposte non si possono tacere le motivazioni serie che sostengono entrambe. Ed è proprio dal confronto severo e sereno su queste due differenti visioni si può pensare all’Europa dei secondi 50 anni.È l’ora di assumere quelle scelte che Benedetto XVI indica con la responsabilità di chi crede profondamente nella casa comune europea e la ama come luogo e segno di quella speranza che non delude e che il tempo non consuma.