Un disegno di legge in materia di lavoro
È iniziato, il 6 marzo, nella terza commissione del Consiglio regionale campano l’iter legislativo del disegno di legge “Testo unico della normativa della Regione Campania in materia di lavoro e formazione professionale per la promozione della qualità del lavoro”. Partendo dall’esame delle peculiarità e delle criticità del mercato del lavoro campano (tasso di occupazione nel 2004 pari al 45%, ovvero circa 18 punti percentuali al di sotto di quello delle regioni del Centro-Nord, tasso di disoccupazione, in costante diminuzione, nel 2004, pari a 15,6% con differenziale di circa 11 punti percentuali rispetto al Centro-Nord, debolezza qualitativa della domanda e dell’offerta di lavoro, carenza strutturale e fragilità complessiva della domanda di lavoro), il disegno di legge, che persegue la logica che “occupare conviene”, istituisce il Fondo per la qualità del lavoro finalizzato ad erogare finanziamenti e incentivi attraverso meccanismi di selettività ed indici di premialità in relazione alle imprese che garantiscano una progressività di sviluppo e la qualità e la sicurezza del lavoro; contestuale alla istituzione del fondo, il disegno di legge prevede la certificazione delle imprese ad alta qualità del lavoro (Aql); il metodo della premialità potrà interessare anche l’accompagnamento delle imprese che escono dall’economia sommersa e che regolarizzano il lavoro nero, ponendo lo standard della qualità del lavoro, sin dall’inizio del percorso di regolarizzazione, come impegno-obiettivo dell’intervento di aiuto.Alcuni rischi. Parla di “chiaroscuri” del disegno di legge Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli Campania. Anche se non mancano “novità significative” come “il fondo e la certificazione per la qualità del lavoro, il credito d’inserimento, il documento regionale di programmazione su lavoro e formazione”, rispetto ai quali “il tema della premialità per il lavoro di alta qualità propone un messaggio, assumere conviene, che in linea di principio può rappresentare un elemento di svolta importante”, tuttavia “la proposta di certificare in un apposito albo il livello di trasparenza e di correttezza delle imprese campane sembra di difficile soluzione perché non si intravedono gli strumenti per effettuare tale controllo”. Il rischio è che “tale albo diventi un’autocertificazione che sarà ottenuta gradualmente da tutte le imprese, mentre il tasso di irregolarità e di incidenti sul lavoro rischia di essere inalterato, così come la capacità delle imprese di assorbire gradualmente ulteriore manodopera”. Per Cavallaro sarebbe, invece, utile aprire al “controllo sociale del territorio”, attraverso “la bilateralità, le rappresentanze datoriali, sindacali e sociali in collegamento con le strutture istituzionali”.Sostenere la qualità. Per favorire l’inserimento del lavoratore, poi, “bisognerebbe prevedere anche un sostegno alla qualità del lavoratore, soprattutto giovane, che possa utilizzare nella maniera ottimale tale credito per migliorare la sua appetibilità sul mercato del lavoro acquisendo competenze ed esperienze professionali. Tale strumento dovrebbe essere agganciato ad un sistema di strutture formative di eccellenza presenti in Campania ma anche in Italia ed all’estero”.Per il presidente delle Acli Campania è positivo “l’aver previsto incentivi alle imprese per la conciliazione di vita e lavoro”: ancor meglio se “questi incentivi sono dati a quelle imprese che stipulano convenzioni con associazioni e cooperative del Terzo settore che assicurano un servizio di asili nido e ludoteche. In questo modo, il profit favorirebbe il non profit per uno sviluppo solidale”. Alla luce della situazione campana “non si può dimenticare quanto sia necessario rafforzare e sostenere gli interventi finalizzati all’emersione indirizzando molte risorse in questo campo. Le misure individuate dalla legge appaiono interessanti e potenzialmente efficaci ma vanno perseguite con grande determinazione”.Fuga di cervelli. “Queste linee di indirizzo per una legge regionale sul lavoro, proposte dall’assessorato all’Istruzione, formazione e lavoro, a mio avviso, sono un passo importante e fondamentale – don Aniello Tortora, incaricato regionale per la Pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana (Cec) – per la Campania e soprattutto per i nostri giovani”. La disoccupazione, infatti, chiarisce il sacerdote, “aumenta sempre di più, molti ragazzi sono costretti ad emigrare al Nord e non riescono a realizzarsi mediante il lavoro. Non è giusto che le migliori intelligenze debbano spostarsi altrove”.Ben venga allora “una legge che ponga il lavoro, come già diceva Giovanni Paolo II nella Laborem exercens , al centro delle preoccupazioni di un Governo regionale, perché esso è ancora ‘la chiave essenziale di tutta la questione sociale. Un lavoro, però, degno, cioè non precario, che lotti il sommerso e il nero e le morti bianche. Abbiamo bisogno di questa legge anche noi operatori del Progetto Policoro”. Spesso, conclude don Tortora, “formiamo i giovani a costituire imprese o cooperative e puntualmente manca l’accesso al credito. Spero proprio che l’iter di questa legge arrivi al più presto al suo traguardo e che si creino segni concreti di speranza per i nostri ragazzi”.a cura di Gigliola Alfaro(30 marzo 2007)