“L’elevato rischio di povertà è una vergogna”: così il ministro degli Affari sociali, Erwing Buchinger, si è espresso nei giorni scorsi a Vienna nel corso di una tavola rotonda sulla povertà in Austria. Alla discussione hanno preso parte anche il direttore della Diakonie evangelica, Michael Chalupka e Christa Ellbogen, portavoce del forum “Lavoro, economia, sociale” dell’Azione cattolica austriaca. “Nel medio periodo, l’elevato rischio di povertà può essere ridotto solo qualora coloro che se lo possono permettere, diano un contributo maggiore alla solidarietà”, ha detto Buchinger, che “ha aggiunto che lo Stato si deve assumere il compito dell’assistenza infantile “solo laddove i famigliari non riescano a farlo”. Chalupka ha illustrato le cifre della povertà in Austria: 460.000 persone, di cui 113.000 sono bambini e 100.000 sono “working poor”, ossia persone che pur avendo un lavoro, sono considerate povere. “I cristiani sono particolarmente chiamati a combattere la povertà”, ha affermato Chalupka, poiché “Quando parliamo di povertà, parliamo dell’incontro di Dio stesso nel povero”. Rivolgendosi al mondo politico, Chalupka ha chiesto un “approccio unitario nella lotta alla povertà” evidenziando la “necessità di affrontare questioni di natura finanziaria, sanitaria, sociale e di integrazione”. Da parte sua, Christa Ellbogen ha posto l’accento sulle cause di povertà e soprattutto sulle “condizioni di lavoro part-time. Questa forma di ‘precariato’ concerne tutti i livelli sociali”, ha osservato, “ma soprattutto donne che non riescono a trovare un lavoro a tempo pieno e che sono pertanto più esposte al rischio di povertà”. Ellbogen ha espresso parere positivo sul fatto che la povertà sia un argomento discusso pubblicamente e ha lodato il lavoro delle Ong. “Ma tutti sono chiamati ad aiutare”, ha esortato: “Rimbocchiamoci le maniche e facciamo qualcosa. C’è tanto da fare”; ha concluso.