GIOVANI
IX Forum internazionale sul lavoro
“Il riferimento ultimo di ogni attività umana non può che essere l’uomo”; pertanto “ogni attività umana dovrebbe essere occasione e luogo di crescita degli individui e della società”. Così BENEDETTO XVI , nel messaggio al IX Forum internazionale dei giovani che il Pontificio Consiglio per i laici ha promosso nei giorni scorsi a Rocca di Papa (Roma, Italia) su “Testimoni di Cristo nel mondo del lavoro”. All’incontro hanno preso parte oltre 300 delegati tra i 20 e i 35 anni, provenienti da un centinaio di Paesi e impegnati nella Chiesa e nel mondo del lavoro. Riferendosi alle trasformazioni che “hanno modificato radicalmente la fisionomia e le condizioni del mercato del lavoro”, il Papa ha rilevato “le forme preoccupanti di emarginazione e di sfruttamento” che a volte esse creano nei giovani. Di qui l’incoraggiamento del Pontefice che ha rammentato “la necessità di valorizzare la dimensione umana del lavoro e di tutelare la dignità della persona”. Richiamando quanto affermato nel Messaggio per la Gmg, ha concluso: “Non conta soltanto divenire più ‘competitivi’ e ‘produttivi’, occorre essere ‘testimoni della carità'”. MERCATO COMPLESSO . Dal Forum è emerso che disoccupazione e precariato, pur con differenze tra Paese e Paese, contrassegnano il rapporto dei giovani europei con il mercato del lavoro, che “presenta profili di elevata complessità e aspetti contraddittori”. Secondo l’Ocde (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nel 2005 il tasso di disoccupazione dei giovani sotto i 25 anni era il 37% in Polonia, il 30% in Slovacchia, il 25% in Grecia. In Danimarca, al contrario, solo l’8% dei giovani risultava disoccupato; percentuale che sale al 9% in Irlanda e Svizzera. “L’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro europeo è difficile – rileva l’Ocde -: il loro tasso medio di disoccupazione è più del doppio (17,9%) di quello della popolazione adulta (7,7% tra chi ha più di 25)”. Forti gli squilibri di genere: “malgrado le ragazze riescano negli studi meglio dei maschi, esse rischiano maggiormente di ritrovarsi disoccupate e sono più esposte al rischio povertà”. Oltre al tema dell’occupazione, l’Ue ha dedicato “direttive e suggerimenti” anche alla qualificazione e all’aggiornamento dei giovani, per scongiurare il rischio che “il livello di istruzione e le competenze professionali acquisite non incontrino le richieste di un mercato in rapido cambiamento”. Ulteriore obiettivo da perseguire, “l’agevolazione del passaggio dalla formazione al lavoro”. Per l’Ocde, al termine del percorso formativo un giovane irlandese impiega mediamente 13,2 mesi per trovare un primo impiego, contro i 14,6 di un danese e i 18 di un tedesco. Maggiori difficoltà per i coetanei francesi (24,3 mesi) e italiani (25,5 mesi). I PROPRI TALENTI. Nella ricerca del lavoro, “non basta considerare il compenso, l’inquadramento professionale, le possibilità di carriera”, ha spiegato ai giovani MARGUERITE CHEVREUIL, esperta in risorse umane e docente all’Università di Parigi; ciò che conta di più è “la valorizzazione dei propri talenti; è questo criterio a consentire la scelta di un mestiere idoneo attraverso il quale realizzarsi”. Per l’esperta, “all’inizio di ogni carriera” è fondamentale “prendere coscienza dei propri limiti ma, al tempo stesso, delle proprie qualità” che, adeguatamente sviluppate, si trasformano “in competenze professionali”. Il secondo passo consiste nel “confrontare i propri talenti con le condizioni/possibilità di accesso alla professione prescelta” al fine di “verificare se i progetti formulati sono realistici”. Nella costruzione di “un curriculum veramente europeo” Chevreuil suggerisce “di procedere per tappe elaborando progetti a breve e a lungo termine per orientarsi al mestiere sognato”. “ ORA ET LABORA” . Unificare vita professionale e vita cristiana: sul tema si è soffermato mons. GREGOR MARIA HANKE, vescovo di Eichstätt, in Baviera, e abate benedettino. Nella regola di Benedetto, ha spiegato, “la vita di preghiera è l’ opus dei che si compone della liturgia delle ore e dell’eucaristia, ma il lavoro ne è il completamento naturale”. Poiché tutti gli uomini “riflettono in ogni aspetto della loro vita la creazione”, ogni “attività professionale è continuazione dell’attività creatrice di Dio”. “Testimoniare Cristo” è “fare il bene attorno a sé” e occorre “costituire una pastorale del lavoro nei nostri Paesi, dove ancora non esiste”: dai propositi dei delegati nei lavori di gruppo, il presidente del Pontificio Consiglio per i laici, mons. STANISLAW RYLKO, ha tratto lo spunto per le conclusioni dell’incontro. “Essere cristiani implica coerenza, unità tra fede e vita”, soprattutto di fronte alla “schizofrenia che ci porta a non sapere più chi siamo”. “Valorizzate l’appartenenza alle vostre associazioni e comunità – ha esortato i giovani -, per testimoniare che è bello essere cristiani nel mondo del lavoro e portarvi Cristo, nonostante la precarietà, le difficoltà, le esclusioni”.