LAZIO

Non solo “dentro”

Carceri: una proposta di legge per i detenuti

Una proposta di legge che prevede “interventi a sostegno della popolazione detenuta della Regione Lazio” è stata approvata in commissione ed ora si accinge ad essere valutata dal Consiglio regionale. L’obiettivo è dare un inquadramento sistematico agli interventi della Regione in materia penitenziaria. La proposta di legge si articola in quattro parti. La prima comprende due norme di carattere generale, una sulla necessità di tutelare i diritti umani delle persone private della libertà, un’altra riguardante l’esigenza di un coordinamento tra enti territoriali, Stato, aziende sanitarie, organismi del terzo settore, volontariato.Per raggiungere questo obiettivo è data particolare rilevanza al Garante regionale dei diritti dei detenuti. La seconda parte concerne la questione della sanità penitenziaria: mentre spetta alla Regione garantire la tutela della salute dei detenuti, anche con la realizzazione di un Progetto obiettivo triennale, la Asl deve raggiungere gli obiettivi fissati a livello istituzionale, dotandosi anche di un dipartimento ad hoc con personale dedicato ai detenuti. La terza parte riguarda il diritto al lavoro e alla formazione professionale e la promozione di interventi per il loro reinserimento sociale. La quarta parte, infine, affronta il tema del trattamento penitenziario.Scopo della legge è di sopperire alle carenze di organico negli istituti penitenziari del Lazio. Pertanto, è potenziata la dotazione di figure professionali, disponendo finanziamenti per l’assunzione di educatori (figura istituita sperimentalmente per tre anni) con il compito di seguire i detenuti mentre scontano la pena e coadiuvare il personale del carcere.Valutazione positiva. “Troppo bello per essere vero”. A dirlo è Claudio Messina, responsabile del settore carcere della “Società San Vincenzo De Paoli”. Una valutazione complessivamente positiva della proposta di legge è quella che fa Messina, soprattutto in relazione alla soluzione che viene data alle problematiche relative alla sanità penitenziaria. Una legge che “sembra nascere sotto i migliori auspici e che pertanto è da incoraggiare e sostenere perchè va nella giusta direzione, un modello per tutte le altre Regioni”. I temi di maggiore rilevanza da risolvere sono appunto quello sanitario, ma anche quello dei reinserimento lavorativo dei detenuti. Aspetto negativo del testo è “la presenza di un forte apparato burocratico”.Tornando al tema della sanità, Messina invita a una “maggiore attenzione alle segnalazioni fatte dai detenuti che spesso sono trascurate, perché si pensa che i carcerati siano dei simulatori. Così la diagnosi e la cura arrivano dopo lunghe attese. Bisognerebbe poi lavorare sulle patologie psichiatriche”. A giudizio di Messina, “queste patologie sono causate proprio dalla detenzione”. Non solo, “il forte impatto che provoca il regime carcerario nei primi mesi di detenzione determina il più alto tasso di tentativi di suicidi e di gesti di autolesionismo. Il morale risente della detenzione con stati di depressione, paranoia, autolesionismo, ma anche il fisico spesso ne subisce le conseguenze”.Un punto nodale. “Bisognerebbe dare maggiore importanza al rapporto con l’esterno: è quello il punto nodale, altrimenti non abbiamo concluso niente. I detenuti vanno preparati e educati al lavoro, molti, infatti, non hanno mai lavorato”. Così Alberta Ianni, consigliere del direttivo del Vic (volontari in carcere) Caritas. “È necessario un maggiore collegamento tra le associazioni, il garante dei detenuti e il tribunale della sorveglianza – ha detto -. Alla magistratura, infatti, spetta per prima la tutela dei diritti dei carcerati. Serve uno strumento a hoc per rendere possibile ciò”. L’esponente del Vic poi rileva nella proposta di legge “uno scarso coinvolgimento delle associazioni e una tendenza ad accentrare le competenze alle istituzioni. Infatti questo testo di legge non è stato discusso con le associazioni di volontariato”.La proposta di legge poi “non prevede una rete di strutture di accoglienza per il fine pena, per le misure alternative e per i permessi premio. Ciò è invece necessario con particolare riferimento agli extracomunitari che non possono usufruire di questi benefici per la scarsa reperibilità di alloggi fuori dal carcere. È quindi necessaria un’edilizia agevolata e strutture di accoglienza per le misure alternative e per il fine pena, almeno per i primi mesi, per aiutare i detenuti a trovare una collocazione. Lasciando poi inalterato il diritto alla studio, punterei su la realizzazione di corsi professionali”.Un invito alla concretezza. Dalla Ianni arriva quindi un “invito alla concretezza: il problema è quello che faranno fuori. Si fanno tanti bei corsi in carcere, che sì occupano il tempo libero, ma che non insegnano un mestiere. Servirebbe anche una banca dati cui le imprese possano attingere”. In merito alla questione della sanità, “quanto previsto nella proposta di legge potrebbe anche andare bene – ha affermato – stabilirei però anche finanziamenti per il reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini, dove mancano i macchinari necessari”.a cura di Alessia Meloni(4 aprile 2007)