ECUMENISMO
“Non mi batterò né a favore, né contro l’inserimento delle ‘radici cristiane’ nel Trattato costituzionale europeo. In fondo non è questo che conta realmente. Invece mi batterò perché le chiese abbiano un ruolo ben preciso, al pari di altre associazioni della società civile europea, nel contribuire alla costruzione dell’Europa, come peraltro già previsto dall’art. 52 del Trattato europeo. Vanno approfondite le pratiche per quanto riguarda la relazione tra le chiese e le istituzioni europee”. E’ quanto affermato dal pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente della Conferenza delle chiese europee (Kek, comunione di 125 chiese di tradizione protestante, anglicana, ortodossa e veterocattolica presenti in tutti i paesi europei), in un’intervista all’agenzia Nev in occasione del recente congresso internazionale su “I 50 anni del Trattato di Roma – Valori e prospettive per l’Europa di domani”, promosso a Roma dalla Comece (Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea) dal 23 al 25 marzo. Ma in cosa coincidono i valori europei con i cosiddetti “valori cristiani”? “Quando si parla dei valori per l’Europa, non bisogna limitarsi alla famiglia, al matrimonio, al rispetto per la vita – ha affermato de Clermont -. Quello che conta veramente è mettere al centro del progetto politico la persona umana e non il mercato. Ciò significa mettere in primo piano il rispetto dei diritti umani: la lotta contro la povertà e l’esclusione, la giustizia sociale, l’apertura ai migranti e richiedenti asilo. In particolare penso alle condizioni dei detenuti, alle situazioni delle carceri nelle nostre società. Tutti valori fondamentali che a priori non sembrano avere niente a che vedere con la dimensione economica del grande mercato. Ma se il mercato europeo non è in primis al servizio di una costruzione del mondo che rispetti questi valori, allora lo stesso mercato si svuota di significato”.