COMMISSIONE EUROPEA
La salute e la sicurezza dei consumatori e la ricerca Ue
“L’integrazione europea fa bene alla ricerca e, allo stesso tempo, la ricerca fa bene all’Europa e ai suoi cittadini”. ELKE ANKLAM , tedesca, è direttore dell’Istituto per la salute e la sicurezza dei consumatori, uno dei sette istituti di cui si compone il Centro comune di ricerca Ue. A sua volta il Ccr è una delle Direzioni generali della Commissione, con 2.700 addetti, due terzi dei quali ricercatori; la direzione centrale si trova a Bruxelles e altre sedi “operative” sono a Geel (Belgio), Karlsruhe (Germania), Ispra (Italia), Petten (Paesi Bassi) e Siviglia (Spagna). Si tratta di “un punto di riferimento tecnico-scientifico per i responsabili delle politiche comunitarie”: “noi facciamo ricerca applicata – spiega Anklam al SIR – e siamo di supporto all’attività legislativa e operativa dell’Ue”. I settori di interesse sono molteplici: si spazia dal cambiamento climatico alla lotta antifrode, dai controlli sulle attività nucleari alla sicurezza della catena alimentare. Di cosa si occupa particolarmente l’istituto che dirige? “La salute e la tutela dei consumatori è un ambito d’azione cresciuto progressivamente negli ultimi anni. Basterebbe citare argomenti come le biotecnologie e gli organismi geneticamente modificati: in tal caso convalidiamo metodi di analisi per il rilevamento degli ogm negli alimenti e nei mangimi per animali. Poi valutiamo la composizione degli imballaggi per alimenti, per evitare contaminazione dei cibi. Verifichiamo la autenticità dei prodotti (vino, formaggi eccetera) e la eventuale presenza nei cibi di tossine o metalli pesanti”. La salute del consumatore al primo posto, dunque? “Certo. Il cittadino vuole certezze circa la salute e si aspetta molto dall’Unione europea, che in questo campo ha acquisito una grande competenza e una fama legata ad alcune recenti battaglie: la mucca pazza, l’influenza aviaria…”. Argomenti di cui si discute per un po’ di tempo, con un elevato grado di allarmismo, per poi essere pressoché dimenticati. “Io sono contraria per principio agli eccessivi allarmismi; nel caso della mucca pazza credo ci siano state davvero tante esagerazioni. Del resto è vero che casi, o scandali, come quelli appena ricordati hanno contribuito a far crescere la sensibilità dell’opinione pubblica verso la questione della difesa della salute anche in relazione ai consumi, all’alimentazione, al modo di vestire”. Come lavora il gruppo di ricercatori dell’istituto? “L’Istituto ha sede a Ispra, in Italia. Lo staff è composto per il 50% da donne; è un gruppo di ricercatori che si è ringiovanito negli ultimi tempi e la media d’età varia dai 30 ai 40 anni. Ci sono colleghi provenienti da tutta Europa, preparati e motivati. L’ambiente internazionale, in cui la lingua di lavoro e l’inglese, è molto stimolante; professionalità e temperamenti diversi tendono ad amalgamarsi, a mettere in comune conoscenze e nuove acquisizioni”. La mission del Ccr è rispondere alle esigenze della Commissione e degli altri organismi comunitari, che si rivolgono a voi prima di approvare una direttiva o di preordinare azioni politiche su molteplici temi. In quale direzione l’istituto potrebbe portare un contributo particolarmente nuovo o originale? “Io credo che oggi, in Europa, con i nostri standard di vita, occorra soprattutto una ricerca proattiva, volta ad anticipare i tempi, a comprendere l’evoluzione della società, i bisogni emergenti, le sfide che si imporranno dopodomani. Sogno una ricerca che in qualche modo prefiguri le richieste della politica, che sappia segnalare i campi in cui si metteranno in gioco la salute umana, lo sviluppo delle nostre comunità… Penso alle energie alternative, a quali minacce potrebbero giungere sulle nostre tavole, quali allergie potrebbero svilupparsi”. A volte ci si immagina lo scienziato come una persona lontana dalla vita di tutti i giorni. È un’impressione errata? “Credo di sì, almeno per quanto riguarda l’attività del Ccr. La nostra ricerca è indirizzata a dare risposte concrete alle domande dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, delle amministrazioni locali o nazionali. Cerchiamo di comprendere come cambia la vita in Europa e nel mondo e cosa ne deriverà. Anche per questo il Ccr è impegnato a fare informazione, per spiegare ai cittadini – anche attraverso i mass media – in quali settori stiamo operando, quali battaglie abbiamo ingaggiato, quali risultati stiamo cercando di raggiungere e in quale misura essi potranno portare beneficio nella quotidianità. Ancora un esempio: nel mio istituto vorrei rafforzare gli studi nutrizionali, perché troppo spesso sento dire che il cioccolato fa male, che il the verde ha queste o altre proprietà, che gli ogm vanno banditi, che non bisogna consumare grassi. Agli interrogativi più comuni occorre fornire risposte ponderate e convincenti: questa potrebbe essere una prossima frontiera della ricerca Ue”.