GRECIA
I cattolici ellenici
“La Chiesa cattolica in Grecia non è molto diversa dalle altre Chiese europee che si trovano ad operare in seno a società secolarizzate, prede del relativismo etico”, è rassicurante il presidente dei vescovi greci, mons. FRANCESCO PAPAMANOLIS, nel cercare di descrivere la condizione della chiesa ellenica che, in aggiunta, vive “una difficoltà che a volte si rivela anche ricchezza”, ovvero, “essere minoranza”. Come è noto la Grecia è un Paese a maggioranza ortodossa. I cattolici greci sono solo 50 mila (0,5% della popolazione). Ma in questi ultimi anni il numero è cresciuto del 700%, arrivando a superare i 350 mila, grazie ad immigrati di fede cattolica. La maggior parte della popolazione cattolica vive ad Atene, una delle 11 diocesi greche, che contano un totale di 88 parrocchie. I vescovi sono 10 coadiuvati da 55 sacerdoti del clero diocesano, 41 di quello religioso e da 2 diaconi permanenti. I religiosi e le religiose sono circa 160, i catechisti 122. La Chiesa greca gestisce un ospedale, 5 nosocomi, un asilo e 6 centri di rieducazione sociale. “Questo straordinario aumento dei cattolici – spiega il vescovo – ci costringe a cambiare la pastorale. Nella messa domenicale di una parrocchia abbiamo contato fedeli da 40 nazioni. Oggi i cattolici greci siamo diventati minoranza del 18% dentro la Chiesa cattolica in Grecia”.Cosa intende quando dice “cambiare la pastorale”?“Gli stranieri che arrivano in Grecia non trovano una Chiesa come in Italia, in Spagna o altri Paesi di tradizione cattolica, nella quale inserirsi. Qui possono trovarsi a vivere anche a centinaia di chilometri da una chiesa o da una comunità ecclesiale cattolica. Il territorio è una difficoltà oggettiva: per esempio nella mia diocesi, Creta, ci sono due sacerdoti e due frati cappuccini, che seguono i tremila cattolici dell’isola. In un’altra nazione, questo forse non rappresenta un problema. Ma quando questi tremila cattolici sono sparsi in tutta l’isola, in un raggio di almeno 350 chilometri, allora tutto è più difficile. Abbiamo comunità che non hanno chiese e nemmeno una stanza dove poter incontrare il loro vescovo o sacerdote. Senza dimenticare l’ostacolo della lingua”.Non tutti capiscono il greco…“Non solo. Una Chiesa per quanto piccola nel numero deve fare lo stesso lavoro di una più grande. Un esempio pratico: la traduzione dei libri liturgici, delle encicliche o di altri documenti del Magistero o del Papa. Le traduzioni le facciamo da noi stessi con la preoccupazione che siano fedeli. Abbiamo difficoltà a reperire persone competenti nei tribunali interdiocesani. Quando organizziamo momenti di formazione permanente, ritiri o conferenze, dobbiamo chiamare esperti dall’estero. Per la catechesi serve scrivere testi e sussidi, ma mentre in altre Chiese ci sono tante persone competenti in Grecia non è facile trovarle anche tra i laici. Per avere sacerdoti che sappiano parlare alle comunità di immigrati ci siamo rivolti alle Conferenze episcopali di origine, a ordini e congregazioni religiose, con esiti non del tutto positivi.”.Questo aumento dei fedeli sta evidenziando una mancanza di preti e quindi di vocazioni. È così?“Non abbiamo molti preti. E la mancanza si sente soprattutto dopo questo aumento impressionante del numero dei cattolici non di origine greca. La scarsità di vocazioni ci impedisce non solo di affrontare i problemi pastorali dei nostri immigrati, ma anche quelli dei cattolici greci. Come ho già detto l’aiuto da parte delle Chiese di origine di questi fratelli, benché richiesto da noi vescovi, è quasi inesistente. Se muore un sacerdote non sappiamo come rimpiazzarlo. Bisogna pensare che abbiamo molte isole con trasferimenti non agevoli. Ci si muove in barca e non in macchina. Ci sono anche problemi economici. Se vogliamo aumentare il personale ecclesiastico dobbiamo fornire loro anche il necessario per vivere. Siamo una Chiesa povera di mezzi”.Come fate fronte alle necessità?“Abbiamo acquistato delle proprietà per darle in affitto. Non abbiamo altre risorse. Nonostante ciò ci stiamo muovendo su vari fronti pastorali come quello dei media. Abbiamo rinnovato il sito internet, promosso in ogni diocesi un foglio di notizie e come Conferenza episcopale abbiamo un quindicinale a tiratura nazionale”.Ma qual è la forza della Chiesa greca?“La nostra debolezza innanzitutto. E poi nel campo ecumenico, del rispetto della persona e della vita la Chiesa greca può dire e dare molto all’Europa. Potremmo esportare anche la capacità di essere e vivere la minoranza. I nostri fedeli fanno battezzare i loro figli, quasi tutti si sposano in Chiesa, più dei tre quarti dei bambini, e in certe zone il 100%, frequentano il catechismo. Noi siamo abituati a vivere la minoranza, con una certa umiltà che aiuta. Alle già citate difficoltà se ne aggiungono altre create dalla scarsa conoscenza dei cattolici così come da leggi (mancanza della definizione della personalità giuridica della Chiesa cattolica e delle sue Istituzioni, ndr) e da opinioni sbagliate. Tutto ciò crea unione tra noi cattolici, e fa aumentare l’amore verso la Chiesa. L’essere minoranza ci unisce e ci rafforza. E’ singolare il fatto che quando ci si incontra tra cattolici ci si dica ‘quello è dei nostri'”.