UCRAINA
Una Chiesa che dopo tanta sofferenza si trova di fronte a nuove difficoltà
“Una Chiesa giovanissima o molto anziana, all’interno della quale manca la fascia anagrafica intermedia e sono per lo più i ragazzi a far accostare i genitori alla religione”: questa la fotografia della Chiesa cattolica di rito latino in Ucraina, scattata da padre PAVLO VYSHKOVSKYY (Oblati di Maria Immacolata), incaricato presso la nunziatura apostolica dell’ex repubblica sovietica. “Nel mio Paese – spiega al Sir il giovane sacerdote, esprimendo preoccupazione per l’attuale situazione politica e il rischio di guerra civile – su 48 milioni di abitanti, oltre 25 milioni si dichiarano atei; degli altri la maggioranza è ortodossa e si contano diverse migliaia di aderenti a numerose sette”. “I cattolici di rito latino, 10 milioni prima del regime comunista, non superano oggi il milione, mentre sono più di 870 le parrocchie; 5 milioni i cattolici di rito bizantino”. Sono tre i seminari diocesani di rito latino. Il più grande a Horodok (Kamyanets-Podiskyy) nel quale studiano attualmente 70 seminaristi; 40 se ne contano a Leopoli e 32 in quello di Kiev. Circa 100 i giovani nei seminari religiosi. ANNUNCIO. “Nella città di Obutkhiv a 40 chilometri da Kiev, dove risiedo – prosegue padre Pavlo -, siamo arrivati otto anni fa registrandoci come 37ª religione; già allora se ne contavano 36, tra cui numerosissime sette”. “Come poter annunciare Cristo a chi non crede ed è abituato da decenni a vivere senza Dio?”: questa, per padre Pavlo, la principale difficoltà. Ma occorre anche far fronte alle accuse della Chiesa ortodossa che “imputa alla Chiesa cattolica la creazione di sette per sottrarle fedeli”. “Il nostro maggiore impegno – spiega il sacerdote – consiste nel capire come arrivare alla gente e in che modo aiutare i fedeli a crescere nella fede. Non è sufficiente che le persone frequentino la chiesa; è importante che esse vivano concretamente la fede e sappiano testimoniarla agli altri”. Questi gli strumenti messi in campo: “un programma settimanale di catechesi, di cineforum religioso e una rivista cattolica per adulti, e un giornalino per bambini”, oltre all’acquisto di uno spazio, “una volta a settimana, sull’emittente radiofonica nazionale per trasmettere il programma di formazione religiosa Credo, che registra un alto indice di ascolti”. “Attraverso un’agenzia di stampa – conclude – diffondiamo notizie via Internet tre volte a settimana”. CHIESE . Un’altra rilevante questione è, per padre Pavlo, quella della restituzione degli edifici di culto confiscati dal regime comunista. “A Kiev, 4 milioni di abitanti, esiste una sola chiesa cattolica di rito latino – spiega -, oltre a cinque cappelline di legno per riparare i fedeli dalle intemperie. La cattedrale di San Nicola non ci è ancora stata restituita e il governo la utilizza come sala da concerti. Possiamo averla, a pagamento, un’ora alla domenica per la celebrazione della messa alla quale prendono parte 1200 persone. Negli ultimi nove anni non è avvenuta alcuna restituzione” precisa il sacerdote, secondo il quale “sono diverse migliaia le chiese distrutte o utilizzate dal regime comunista come musei dell’ateismo o scuderie per cavalli”. Per questo, “nelle scorse settimane l’arcivescovo di Leopoli e presidente della Conferenza episcopale ucraina, il card. Marian Jaworski, ha incontrato con gli altri vescovi il presidente della Repubblica Victor Yushchenko, il quale ha promesso di costituire un’apposita commissione per esaminare il problema”. GIOVANI . “In occasione della Domenica delle Palme e della Giornata mondiale della Gioventù – prosegue padre Pavlo -, il nostro centro cattolico multimediale ha organizzato nella diocesi di Kiev-Zhytomys tre giorni di incontri sul tema “Vivere con il cuore puro”, per educare i giovani alla castità prematrimoniale. Il numero dei partecipanti – 1.500 – rivela quanti siano nel mio Paese i ragazzi che cercano Dio. Il comunismo ha fatto grandi danni: quando andavo a scuola il saluto obbligatorio era: ‘Dio non c’è’ al quale occorreva rispondere ‘E non ci sarà’. L’imposizione di una vita senza Dio ha avuto gravi conseguenze: uno stile di vita ‘usa e getta’ e una falsa libertà . Oggi il 90% delle famiglie è disgregato, la droga e l’alcol sono molto diffusi, ogni due minuti l’aborto uccide un bambino. Ora i giovani si rivolgono a noi quando hanno dei problemi: chiedono aiuto alla Caritas ragazzi che, durante il servizio militare in Cecenia, sono stati spinti al consumo di droga e alcol per superare la resistenza all’uso delle armi”. DUE ATTESE . Quali speranze nutre padre Pavlo? “Che la Chiesa riceva il riconoscimento giuridico che attende da anni e le vengano restituiti i luoghi di culto”. Forte anche l’aspirazione all’unità: “Non credo esista un altro Paese tanto diviso: quattro Chiese ortodosse, due Chiese cattoliche che non collaborano tra loro, e moltissime sette. Una disunione che si rispecchia anche nella famiglia, nella società, nella politica”.