“I bambini non sono una malattia, offrire la possibilità dell’aborto sovvenzionato dalla cassa mutua è cinico ed esprime disprezzo per la vita”: questo il commento di Johannes Fenz, presidente della Federazione delle famiglie cattoliche dell’Austria, sulla recente proposta della vice-presidente dei Verdi austriaci, Eva Glawischnig, che ha suscitato un vivace dibattito interno nel Paese. “Piuttosto che finanziare l’aborto è più importante investire denaro nella prevenzione, nella consulenza e nell’intervento a sostegno delle donne che si trovano in situazioni di emergenza”, ha aggiunto. “È incomprensibile che si possa propugnare la tutela globale della natura e contemporaneamente calpestare la tutela della vita umana”, ha osservato Fenz, che vede “nell’offerta di finanziare l’aborto con la cassa mutua il tentativo di indurre le persone a ritenere sostanzialmente legale l’aborto in Austria”. Secondo il vescovo della diocesi di Feldkirch, mons. Elmar Fischer, il dibattito sulla proposta di Glawischnig dimostra anche “che molti politici si impegnano contro una società senza solidarietà e contro la tutela della vita”. “È compito della politica creare le condizioni che consentano alle donne di poter dare alla luce il bambino. Il rispetto verso la donna in attesa impone a tutti noi che le venga offerto il miglior aiuto possibile. L’aborto pagato dalla cassa mutua significa equiparare il bambino non nato ad una malattia. Ogni vita, sia essa prima o dopo la nascita, è da tutelare sempre senza condizioni”, ha ribadito. Critiche all’iniziativa dei Verdi anche dalla vice presidente dei “Giovani per la vita”, Monica Haas: “Il compito delle casse malattia è finanziare la cura. Va contro ogni logica chiedere l’aborto che non è mai una soluzione autentica”.